Ultima modifica: 25 Marzo 2022
Istituto Comprensivo "Anna Antonini" > Albo on line > Codice disciplinare > D. lgs. 165/2001 (artt. 53, 55, 55 bis, 55 ter, 55 quater e 55 sexies)

D. lgs. 165/2001 (artt. 53, 55, 55 bis, 55 ter, 55 quater e 55 sexies)

Articolo 53
          
Incompatibilita', cumulo di impieghi e incarichi
(Art.58 del d.lgs n.29 del 1993, come modificato prima dall'art.2 del
decreto  legge n.358 del 1993, convertito dalla legge n.448 del 1993,
poi dall'art.1 del decreto legge n.361 del 1995,convertito con
modificazioni  dalla legge n.437 del 1995, e, infine, dall'art.26 del
  d.lgs n.80 del 1998 nonche' dall'art.16 del d.lgs n.387 del 1998)

   1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle
   incompatibilita'  dettata  dagli  articoli 60 e seguenti del testo
   unico  approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 10
   gennaio  1957,  n.  3,  nonche',  per i rapporti di lavoro a tempo
   parziale, dall'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del
   Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dagli articoli 57 e
   seguenti  della  legge  23  dicembre  1996,  n.662.  Restano ferme
   altresi'  le  disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273,
   274,  508  nonche'  676  del  decreto  legislativo 16 aprile 1994,
   n.297. all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992.
   n.  498,  all'articolo 4, comma 7, della legge 30dicembre 1991, n.
   412,  ed ogni altra successiva modificazione ed integrazione della
   relativa disciplina.
   2.   Le   pubbliche   amministrazioni  non  possono  conferire  ai
   dipendenti  incarichi,  non  compresi  nei  compiti  e  doveri  di
   ufficio,  che  non  siano espressamente previsti o disciplinati da
   legge  o  altre  fonti  normative,  o  che non siano espressamente
   autorizzati.
   3.  Ai  fini  previsti  dal  comma 2, con appositi regolamenti, da
   emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto
   1988,  n.  400, sono individuati gli incarichi consentiti e quelli
   vietati   ai  magistrati  ordinari,  amministrativi,  contabili  e
   militari,   nonche'  agli  avvocati  e  procuratori  dello  Stato,
   sentiti, per le diverse magistrature, i rispettivi istituti.
   4.  Nel  caso  in  cui  i  regolamenti di cui al comma 3 non siano
   emanati,  l'attribuzione  degli  incarichi  e' consentita nei soli
   casi   espressamente   previsti  dalla  legge  o  da  altre  fonti
   normative.
   5.   In   ogni   caso,   il   conferimento   operato  direttamente
   dall'amministrazione,  nonche'  l'autorizzazione  all'esercizio di
   incarichi  che  provengano  da amministrazione pubblica diversa da
   quella  di appartenenza, ovvero da societa' o persone fisiche, che
   svolgano  attivita'  d'impresa  o  commerciale,  sono disposti dai
   rispettivi   organi   competenti   secondo   criteri  oggettivi  e
   predeterminati,     che     tengano    conto    della    specifica
   professionalita',  tali da escludere casi di incompatibilita', sia
   di  diritto  che di fatto, nell'interesse del buon andamento della
   pubblica amministrazione.
   6.  I  commi  da  7  a  13  del  presente articolo si applicano ai
   dipendenti  delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1,
   comma 2, compresi quelli di cui all'articolo 3, con esclusione dei
   dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione
   lavorativa  non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo
   pieno,  dei  docenti  universitari  a tempo definito e delle altre
   categorie  di  dipendenti  pubblici  ai  quali  e'  consentito  da
   disposizioni     speciali     lo    svolgimento    di    attivita'
   libero-professionali.  Gli  incarichi  retribuiti, di cui ai commi
   seguenti,   sono  tutti  gli  incarichi,  anche  occasionali,  non
   compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali e' previsto,
   sotto  qualsiasi  forma,  un  compenso.  Sono  esclusi  i compensi
   derivanti:
   a)  dalla  collaborazione  a  giornali,  riviste,  enciclopedie  e
   simili;
   b)  dalla utilizzazione economica da parte dell'autore o inventore
   di opere dell'ingegno e di invenzioni industriali;
   c) dalla partecipazione a convegni e seminari;
   d)  da incarichi per i quali e' corrisposto solo il rimborso delle
   spese documentate;
   e)  da  incarichi  per  lo  svolgimento dei quali il dipendente e'
   posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;
   f)   da  incarichi  conferiti  dalle  organizzazioni  sindacali  a
   dipendenti  presso  le  stesse  distaccati  o  in  aspettativa non
   retribuita.

   7. I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti
che   non   siano   stati   conferiti   o   previamente   autorizzati
dall'amministrazione  di  appartenenza. Con riferimento ai professori
universitari  a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei
disciplinano   i   criteri   e   le   procedure   per   il   rilascio
dell'autorizzazione  nei  casi previsti dal presente decreto. In caso
di  inosservanza  del  divieto,  salve le piu' gravi sanzioni e ferma
restando  la  responsabilita' disciplinare, il compenso dovuto per le
prestazioni   eventualmente   svolte  deve  essere  versato,  a  cura
dell'erogante  o,  in difetto, del percettore, nel conto dell'entrata
del  bilancio dell'amministrazione di appartenenza del dipendente per
essere  destinato ad incremento del fondo di produttivita' o di fondi
equivalenti.
   8.  Le  pubbliche  amministrazioni non possono conferire incarichi
retribuiti  a  dipendenti di altre amministrazioni pubbliche senza la
previa   autorizzazione   dell'amministrazione  di  appartenenza  dei
dipendenti  stessi. Salve le piu' gravi sanzioni, il conferimento dei
predetti  incarichi,  senza  la previa autorizzazione, costituisce in
ogni caso infrazione disciplinare per il funzionario responsabile del
procedimento;  il  relativo provvedimento e' nullo di diritto. In tal
caso  l'importo  previsto come corrispettivo dell'incarico, ove gravi
su   fondi  in  disponibilita'  dell'amministrazione  conferente,  e'
trasferito  all'amministrazione  di  appartenenza  del  dipendente ad
incremento del fondo di produttivita' o di fondi equivalenti.
   9.  Gli  enti  pubblici economici e i soggetti privati non possono
conferire  incarichi retribuiti a dipendenti pubblici senza la previa
autorizzazione  dell'amministrazione  di  appartenenza dei dipendenti
stessi.   In   caso   di  inosservanza  si  applica  la  disposizione
dell'articolo  6,  comma  1,  del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e
successive  modificazioni  ed  integrazioni.  All'accertamento  delle
violazioni  e  all'irrogazione  delle  sanzioni provvede il Ministero
delle  finanze,  avvalendosi  della  Guardia  di  finanza, secondo le
disposizioni  della  legge  24  novembre  1981,  n. 689, e successive
modificazioni  ed integrazioni. Le somme riscosse sono acquisite alle
entrate del Ministero delle finanze.
   10.  L'autorizzazione,  di  cui  ai  commi precedenti, deve essere
richiesta  all'amministrazione  di  appartenenza  del  dipendente dai
soggetti  pubblici  o  privati,  che  intendono conferire l'incarico;
puo',   altresi,   essere   richiesta   dal  dipendente  interessato.
L'amministrazione  di  appartenenza deve pronunciarsi sulla richiesta
di autorizzazione entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta
stessa.   Per  il  personale  che  presta  comunque  servizio  presso
amministrazioni   pubbliche   diverse   da  quelle  di  appartenenza,
l'autorizzazione    e'    subordinata    all'intesa    tra   le   due
amministrazioni.  In  tal  caso  il  termine  per  provvedere  e' per
l'amministrazione  di  appartenenza  di  45  giorni  e  si' prescinde
dall'intesa se l'amministrazione presso la quale il dipendente presta
servizio  non  si  pronunzia  entro  10  giorni dalla ricezione della
richiesta  di  intesa  da parte dell'amministrazione di appartenenza.
Decorso il termine per provvedere, l'autorizzazione, se richiesta per
incarichi  da  conferirsi  da  amministrazioni  pubbliche, si intende
accordata; in ogni altro caso, si intende definitivamente negata.
   11.  Entro  il  30  aprile  di ciascun anno, i soggetti pubblici o
privati  che erogano compensi a dipendenti pubblici per gli incarichi
di    cui   al   comma   6   sono   tenuti   a   dare   comunicazione
all'amministrazione   di   appartenenza  dei  dipendenti  stessi  dei
compensi erogati nell'anno precedente.
   12.  Entro  il  30  giugno  di  ciascun  anno,  le amministrazioni
pubbliche  che  conferiscono  o  autorizzano  incarichi retribuiti ai
propri  dipendenti  sono  tenute a comunicare, in via telematica o su
apposito  supporto magnetico, al Dipartimento della funzione pubblica
l'elenco degli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi
nell'anno  precedente, con l'indicazione dell'oggetto dell'incarico e
del  compenso  lordo previsto o presunto. L'elenco e' accompagnato da
una  relazione  nella  quale  sono  indicate le norme in applicazione
delle  quali  gli  incarichi  sono  stati conferiti o autorizzati, le
ragioni  del  conferimento o dell'autorizzazione, i criteri di scelta
dei dipendenti cui gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati e
la   rispondenza   dei   medesimi   ai  principi  di  buon  andamento
dell'amministrazione, nonche' le misure che si intendono adottare per
il  contenimento  della  spesa.  Nello stesso termine e con le stesse
modalita'  le  amministrazioni  che,  nell'anno precedente, non hanno
conferito  o  autorizzato  incarichi  ai  propri dipendenti, anche se
comandati   o  fuori  ruolo,  dichiarano  di  non  aver  conferito  o
autorizzato incarichi.
   13.  Entro lo stesso termine di cui al comma 12 le amministrazioni
di  appartenenza  sono  tenute  a  comunicare  al  Dipartimento della
funzione   pubblica,   in  via  telematica  o  su  apposito  supporto
magnetico,  per  ciascuno  dei  propri dipendenti e distintamente per
ogni  incarico conferito o autorizzato, i compensi, relativi all'anno
precedente,  da  esse  erogati  o  della cui erogazione abbiano avuto
comunicazione dai soggetti di cui al comma 11.
   14.  Al  fine  della verifica dell'applicazione delle norme di cui
all'articolo  1,  commi  123  e 127, della legge 23 dicembre 1996, n.
662,  e  successive  modificazioni e integrazioni, le amministrazioni
pubbliche  sono  tenute  a  comunicare al Dipartimento della funzione
pubblica,  in  via  telematica  o  su supporto magnetico, entro il 30
giugno  di  ciascun  anno, i compensi percepiti dai propri dipendenti
anche  per  incarichi  relativi  a  compiti  e doveri d'ufficio; sono
altresi'    tenute   a   comunicare   semestralmente   l'elenco   dei
collaboratori   esterni  e  dei  soggetti  cui  sono  stati  affidati
incarichi    di   consulenza,   con   l'indicazione   della   ragione
dell'incarico e dell'ammontare dei compensi corrisposti.
   15.  Le  amministrazioni  che  omettono  gli adempimenti di cui ai
commi  da 11 a 14 non possono conferire nuovi incarichi fino a quando
non  adempiono.  I  soggetti  di  cui  al  comma  9  che  omettono le
comunicazioni di cui al comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo
stesso comma 9.
   16.  Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il 31 dicembre
di  ciascun anno, riferisce al Parlamento sui dati raccolti e formula
proposte  per  il contenimento della spesa per gli incarichi e per la
razionalizzazione dei criteri di attribuzione degli incarichi stessi.
Articolo 55
               
Sanzioni disciplinari e responsabilita'
(Art.59  del  d.lgs  n.29  del  1993, come sostituito dall'art.27 del
d.lgs  n.546  del  1993  e  successivamente modificato dall'art.2 del
decreto legge n.361 del 1995, convertito con modificazioni dalla
legge n.437 del 1995,  nonche'  dall'art.27,  comma  2 e dall'art.45,
                  comma 16 del d.lgs n.80 del 1998)

   1. Per i dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, resta ferma la
disciplina  attualmente vigente in materia di responsabilita' civile,
amministrativa,   penale   e   contabile   per   i  dipendenti  delle
amministrazioni pubbliche.
   2.  Ai  dipendenti  di  cui  all'articolo 2, comma 2, si applicano
l'articolo 2106 del codice civile e l'articolo 7, commi primo, quinto
e ottavo, della legge 20 maggio 1970, n. 300.
   3.  Salvo quanto previsto dagli articoli 21 e 53, comma 1, e ferma
restando la definizione dei doveri del dipendente ad opera dei codici
di   comportamento   di  cui  all'articolo  54,  la  tipologia  delle
infrazioni  e  delle  relative  sanzioni  e'  definita  dai contratti
collettivi.
   4.  Ciascuna  amministrazione,  secondo  il  proprio  ordinamento,
individua  l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari. Tale
ufficio,   su  segnalazione  del  capo  della  struttura  in  cui  il
dipendente   lavora,  contesta  l'addebito  al  dipendente  medesimo,
istruisce  il procedimento disciplinare e applica la sanzione. Quando
le  sanzioni da applicare siano rimprovero verbale e censura, il capo
della struttura in cui il dipendente lavora provvede direttamente.
   5.  Ogni  provvedimento  disciplinare, ad eccezione del rimprovero
verbale, deve essere adottato previa tempestiva contestazione scritta
dell'addebito  al  dipendente,  che  viene  sentito  a sua difesa con
l'eventuale  assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante
dell'associazione   sindacale  cui  aderisce  o  conferisce  mandato.
Trascorsi  inutilmente  quindici  giorni  dalla  convocazione  per la
difesa  del  dipendente,  la  sanzione viene applicata nei successivi
quindici giorni.
   6.  Con  il  consenso  del dipendente la sanzione applicabile puo'
essere   ridotta,  ma  in  tal  caso  non  e'  piu'  suscettibile  di
impugnazione.
   7.   Ove   i  contratti  collettivi  non  prevedano  procedure  di
conciliazione,  entro  venti giorni dall'applicazione della sanzione,
il  dipendente, anche per mezzo di un procuratore o dell'associazione
sindacale  cui aderisce o conferisce mandato, puo' impugnarla dinanzi
al  collegio  arbitrale  di  disciplina  dell'amministrazione  in cui
lavora.  Il  collegio  emette  la  sua decisione entro novanta giorni
dall'impugnazione  e  l'amministrazione  vi si conforma. Durante tale
periodo la sanzione resta sospesa.
   8.  Il  collegio  arbitrale  si  compone  di'  due  rappresentanti
dell'amministrazione  e  di  due  rappresentanti dei dipendenti ed e'
presieduto da un esterno all'amministrazione, di provata esperienza e
indipendenza.    Ciascuna   amministrazione,   secondo   il   proprio
ordinamento,  stabilisce,  sentite  le  organizzazioni  sindacali, le
modalita'  per  la  periodica  designazione  di  dieci rappresentanti
dell'amministrazione  e  dieci rappresentanti dei dipendenti, che, di
comune  accordo,  indicano cinque presidenti. In mancanza di accordo,
l'amministrazione richiede la nomina dei presidenti al presidente del
tribunale  del  luogo in cui siede il collegio. Il collegio opera con
criteri  oggettivi  di  rotazione  dei  membri  e di assegnazione dei
procedimenti disciplinari che ne garantiscono l'imparzialita'.
   9.  Piu'  amministrazioni  omogenee  o affini possono istituire un
unico  collegio  arbitrale  mediante  convenzione  che  ne  regoli le
modalita'  di  costituzione  e  di  funzionamento  nel  rispetto  dei
principi di cui ai precedenti commi.
   10. Fino al riordinamento degli organi collegiali della scuola nei
confronti  del  personale  ispettivo  tecnico,  direttivo, docente ed
educativo  delle  scuole  di  ogni ordine e grado e delle istituzioni
educative statali si applicano le norme di cui agli articoli da 502 a
507 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n.297.
Art. 55-bis

         (( (Forme e termini del procedimento disciplinare).

  1.  Per  le infrazioni di minore gravita', per le quali e' prevista
l'irrogazione   di   sanzioni  superiori  al  rimprovero  verbale  ed
inferiori   alla   sospensione  dal  servizio  con  privazione  della
retribuzione  per piu' di dieci giorni, il procedimento disciplinare,
se  il  responsabile  della  struttura  ha qualifica dirigenziale, si
svolge  secondo  le  disposizioni del comma 2. Quando il responsabile
della  struttura  non  ha  qualifica  dirigenziale  o comunque per le
infrazioni  punibili  con  sanzioni piu' gravi di quelle indicate nel
primo  periodo,  il  procedimento  disciplinare  si svolge secondo le
disposizioni del comma 4. Alle infrazioni per le quali e' previsto il
rimprovero  verbale  si applica la disciplina stabilita dal contratto
collettivo.
  2.  Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in
cui  il  dipendente  lavora, anche in posizione di comando o di fuori
ruolo,  quando  ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle
sanzioni disciplinari di cui al comma 1, primo periodo, senza indugio
e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l'addebito al
dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa,
con   l'eventuale   assistenza   di   un  procuratore  ovvero  di  un
rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce
o  conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro
il   termine   fissato,  il  dipendente  convocato,  se  non  intende
presentarsi,  puo' inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed
oggettivo  impedimento,  formulare  motivata  istanza  di  rinvio del
termine   per  l'esercizio  della  sua  difesa.  Dopo  l'espletamento
dell'eventuale ulteriore attivita' istruttoria, il responsabile della
struttura  conclude il procedimento, con l'atto di archiviazione o di
irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione
dell'addebito.  In  caso di differimento superiore a dieci giorni del
termine  a  difesa, per impedimento del dipendente, il termine per la
conclusione  del  procedimento e' prorogato in misura corrispondente.
Il differimento puo' essere disposto per una sola volta nel corso del
procedimento.  La violazione dei termini stabiliti nel presente comma
comporta,    per    l'amministrazione,   la   decadenza   dall'azione
disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di
difesa.
  3.   Il   responsabile   della   struttura,  se  non  ha  qualifica
dirigenziale  ovvero  se  la  sanzione  da applicare e' piu' grave di
quelle  di  cui  al comma 1, primo periodo, trasmette gli atti, entro
cinque  giorni  dalla  notizia  del fatto, all'ufficio individuato ai
sensi del comma 4, dandone contestuale comunicazione all'interessato.
  4.   Ciascuna  amministrazione,  secondo  il  proprio  ordinamento,
individua  l'ufficio  competente  per  i procedimenti disciplinari ai
sensi  del  comma  1,  secondo  periodo. Il predetto ufficio contesta
l'addebito  al  dipendente,  lo  convoca per il contraddittorio a sua
difesa,  istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto
nel  comma 2, ma, se la sanzione da applicare e' piu' grave di quelle
di cui al comma 1, primo periodo, con applicazione di termini pari al
doppio  di  quelli  ivi  stabiliti e salva l'eventuale sospensione ai
sensi   dell'articolo   55-ter.   Il  termine  per  la  contestazione
dell'addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai
sensi  del  comma  3  ovvero  dalla  data  nella  quale  l'ufficio ha
altrimenti  acquisito  notizia  dell'infrazione, mentre la decorrenza
del  termine  per  la  conclusione  del  procedimento  resta comunque
fissata    alla    data   di   prima   acquisizione   della   notizia
dell'infrazione,  anche  se  avvenuta da parte del responsabile della
struttura  in  cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di
cui  al  presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza
dall'azione  disciplinare  ovvero,  per il dipendente, dall'esercizio
del diritto di difesa.
  5.  Ogni  comunicazione al dipendente, nell'ambito del procedimento
disciplinare,  e'  effettuata  tramite posta elettronica certificata,
nel  caso  in  cui  il dipendente dispone di idonea casella di posta,
ovvero  tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla
contestazione  dell'addebito,  il dipendente puo' indicare, altresi',
un  numero  di  fax,  di  cui  egli  o  il  suo  procuratore abbia la
disponibilita'.   In  alternativa  all'uso  della  posta  elettronica
certificata  o  del  fax  ed  altresi'  della  consegna  a  mano,  le
comunicazioni   sono  effettuate  tramite  raccomandata  postale  con
ricevuta  di  ritorno.  Il dipendente ha diritto di accesso agli atti
istruttori  del  procedimento.  E'  esclusa l'applicazione di termini
diversi   o  ulteriori  rispetto  a  quelli  stabiliti  nel  presente
articolo.
  6.  Nel corso dell'istruttoria, il capo della struttura o l'ufficio
per   i   procedimenti   disciplinari   possono  acquisire  da  altre
amministrazioni  pubbliche  informazioni o documenti rilevanti per la
definizione  del  procedimento. La predetta attivita' istruttoria non
determina  la  sospensione  del procedimento, ne' il differimento dei
relativi termini.
  7.  Il  lavoratore  dipendente  o  il  dirigente, appartenente alla
stessa amministrazione pubblica dell'incolpato o ad una diversa, che,
essendo  a  conoscenza  per  ragioni  di  ufficio  o  di  servizio di
informazioni  rilevanti  per  un  procedimento disciplinare in corso,
rifiuta,  senza  giustificato  motivo,  la  collaborazione  richiesta
dall'autorita'  disciplinare  procedente  ovvero  rende dichiarazioni
false   o   reticenti,   e'   soggetto   all'applicazione,  da  parte
dell'amministrazione  di  appartenenza,  della  sanzione disciplinare
della  sospensione  dal  servizio  con privazione della retribuzione,
commisurata  alla  gravita'  dell'illecito  contestato al dipendente,
fino ad un massimo di quindici giorni.
  8.  In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in
un'altra  amministrazione  pubblica,  il procedimento disciplinare e'
avviato o concluso o la sanzione e' applicata presso quest'ultima. In
tali  casi  i  termini  per  la  contestazione dell'addebito o per la
conclusione  del  procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e
riprendono a decorrere alla data del trasferimento.
  9.  In  caso  di  dimissioni  del  dipendente,  se per l'infrazione
commessa  e'  prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e'
stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento
disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente
articolo  e  le  determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli
effetti  giuridici  non  preclusi  dalla  cessazione  del rapporto di
lavoro. ))

 

Art. 55-ter

      (( (Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento
                              penale).

  1.  Il  procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o
in   parte,   fatti   in   relazione  ai  quali  procede  l'autorita'
giudiziaria,   e'   proseguito  e  concluso  anche  in  pendenza  del
procedimento  penale.  Per  le  infrazioni di minore gravita', di cui
all'articolo  55-bis,  comma  1,  primo  periodo,  non  e' ammessa la
sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravita',
di  cui  all'articolo  55-bis,  comma  1,  secondo periodo, l'ufficio
competente,  nei  casi  di particolare complessita' dell'accertamento
del    fatto    addebitato   al   dipendente   e   quando   all'esito
dell'istruttoria  non  dispone  di  elementi  sufficienti  a motivare
l'irrogazione   della   sanzione,  puo'  sospendere  il  procedimento
disciplinare  fino al termine di quello penale, salva la possibilita'
di  adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti
del dipendente.
  2.  Se  il  procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con
l'irrogazione  di  una  sanzione  e, successivamente, il procedimento
penale  viene  definito  con una sentenza irrevocabile di assoluzione
che  riconosce  che  il fatto addebitato al dipendente non sussiste o
non  costituisce  illecito penale o che il dipendente medesimo non lo
ha  commesso, l'autorita' competente, ad istanza di parte da proporsi
entro  il termine di decadenza di sei mesi dall'irrevocabilita' della
pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne
o  confermarne  l'atto conclusivo in relazione all'esito del giudizio
penale.
  3.  Se il procedimento disciplinare si conclude con l'archiviazione
ed  il  processo  penale  con  una sentenza irrevocabile di condanna,
l'autorita'   competente  riapre  il  procedimento  disciplinare  per
adeguare  le determinazioni conclusive all'esito del giudizio penale.
Il procedimento disciplinare e' riaperto, altresi', se dalla sentenza
irrevocabile  di  condanna  risulta  che  il  fatto  addebitabile  al
dipendente   in   sede   disciplinare   comporta   la   sanzione  del
licenziamento, mentre ne e' stata applicata una diversa.
  4.  Nei  casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare
e',  rispettivamente,  ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla
comunicazione  della sentenza all'amministrazione di appartenenza del
lavoratore  ovvero  dalla presentazione dell'istanza di riapertura ed
e'   concluso   entro   centottanta  giorni  dalla  ripresa  o  dalla
riapertura.  La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo
della    contestazione    dell'addebito   da   parte   dell'autorita'
disciplinare  competente  ed  il procedimento prosegue secondo quanto
previsto   nell'articolo   55-bis.   Ai   fini  delle  determinazioni
conclusive,  l'autorita'  procedente,  nel  procedimento disciplinare
ripreso  o riaperto, applica le disposizioni dell'articolo 653, commi
1 ed 1-bis, del codice di procedura penale. ))

 

Art. 55-quater

                  (( (Licenziamento disciplinare).

  1.  Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o
per  giustificato  motivo  e  salve  ulteriori  ipotesi  previste dal
contratto  collettivo,  si  applica comunque la sanzione disciplinare
del licenziamento nei seguenti casi:
    a)  falsa  attestazione  della  presenza  in  servizio,  mediante
l'alterazione  dei  sistemi di rilevamento della presenza o con altre
modalita'   fraudolente,   ovvero  giustificazione  dell'assenza  dal
servizio  mediante  una  certificazione  medica  falsa  o che attesta
falsamente uno stato di malattia;
    b)  assenza  priva  di  valida  giustificazione  per un numero di
giorni,  anche  non  continuativi,  superiore  a  tre nell'arco di un
biennio  o  comunque  per piu' di sette giorni nel corso degli ultimi
dieci  anni  ovvero  mancata ripresa del servizio, in caso di assenza
ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione;
    c)    ingiustificato    rifiuto    del   trasferimento   disposto
dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio;
    d)  falsita'  documentali  o  dichiarative  commesse ai fini o in
occasione   dell'instaurazione  del  rapporto  di  lavoro  ovvero  di
progressioni di carriera;
    e)   reiterazione  nell'ambiente  di  lavoro  di  gravi  condotte
aggressive  o  moleste  o  minacciose  o ingiuriose o comunque lesive
dell'onore e della dignita' personale altrui;
    f)  condanna  penale  definitiva,  in  relazione  alla  quale  e'
prevista   l'interdizione   perpetua   dai   pubblici  uffici  ovvero
l'estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro.
  2. Il licenziamento in sede disciplinare e' disposto, altresi', nel
caso  di  prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non
inferiore  al biennio, per la quale l'amministrazione di appartenenza
formula,  ai  sensi  delle  disposizioni  legislative  e contrattuali
concernenti   la  valutazione  del  personale  delle  amministrazioni
pubbliche,  una  valutazione  di insufficiente rendimento e questo e'
dovuto  alla  reiterata  violazione  degli  obblighi  concernenti  la
prestazione  stessa,  stabiliti da norme legislative o regolamentari,
dal  contratto  collettivo  o  individuale,  da  atti e provvedimenti
dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di
cui all'articolo 54.
  3.  Nei  casi  di  cui  al  comma  1,  lettere a), d), e) ed f), il
licenziamento e' senza preavviso. ))

Art. 55-sexies

            (( (Responsabilita' disciplinare per condotte
      pregiudizievoli per l'amministrazione e limitazione della
     responsabilita' per l'esercizio dell'azione disciplinare).

  1.  La  condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del
danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente,
degli  obblighi  concernenti  la prestazione lavorativa, stabiliti da
norme   legislative  o  regolamentari,  dal  contratto  collettivo  o
individuale,   da   atti   e  provvedimenti  dell'amministrazione  di
appartenenza  o  dai  codici di comportamento di cui all'articolo 54,
comporta  l'applicazione nei suoi confronti, ove gia' non ricorrano i
presupposti  per  l'applicazione  di  un'altra sanzione disciplinare,
della  sospensione  dal servizio con privazione della retribuzione da
un  minimo  di  tre  giorni  fino  ad  un  massimo  di  tre  mesi, in
proporzione all'entita' del risarcimento.
  2.  Fuori  dei  casi  previsti  nel  comma 1, il lavoratore, quando
cagiona   grave   danno  al  normale  funzionamento  dell'ufficio  di
appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate
dall'amministrazione   ai  sensi  delle  disposizioni  legislative  e
contrattuali   concernenti   la   valutazione   del  personale  delle
amministrazioni  pubbliche, e' collocato in disponibilita', all'esito
del  procedimento disciplinare che accerta tale responsabilita', e si
applicano  nei suoi confronti le disposizioni di cui all'articolo 33,
comma  8,  e all'articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento che
definisce  il  giudizio  disciplinare  stabilisce  le  mansioni  e la
qualifica  per  le  quali  puo'  avvenire l'eventuale ricollocamento.
Durante  il  periodo  nel  quale  e'  collocato in disponibilita', il
lavoratore   non   ha   diritto   di  percepire  aumenti  retributivi
sopravvenuti.
  3.  Il  mancato  esercizio o la decadenza dell'azione disciplinare,
dovuti  all'omissione  o al ritardo, senza giustificato motivo, degli
atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull'insussistenza
dell'illecito  disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate,
in   relazione   a  condotte  aventi  oggettiva  e  palese  rilevanza
disciplinare,  comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica
dirigenziale,   l'applicazione   della  sanzione  disciplinare  della
sospensione   dal  servizio  con  privazione  della  retribuzione  in
proporzione  alla gravita' dell'infrazione non perseguita, fino ad un
massimo  di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il
licenziamento, ed altresi' la mancata attribuzione della retribuzione
di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del
periodo  della  durata  della  sospensione.  Ai  soggetti  non aventi
qualifica   dirigenziale   si  applica  la  predetta  sanzione  della
sospensione  dal  servizio con privazione della retribuzione, ove non
diversamente stabilito dal contratto collettivo.
  4.  La  responsabilita' civile eventualmente configurabile a carico
del   dirigente   in   relazione   a   profili  di  illiceita'  nelle
determinazioni    concernenti   lo   svolgimento   del   procedimento
disciplinare  e'  limitata,  in  conformita' ai principi generali, ai
casi di dolo o colpa grave. ))
 



Link vai su