Ultima modifica: 6 Settembre 2017

Storia

Vittorio Bachelet

La storia della nostra scuola da alcune ricerche degli alunni

 cartolina

La nostra scuola è intitolata a Vittorio Bachelet. Dalla sua morte sono passati più decenni, non vogliamo però dimenticare la sua persona…

Nel 2000, in occasione del ventennale della morte la Professoressa Irene Magistrini ha tracciato un profilo di Vittorio Bachelet. Lo pubblichiamo.

 

Nel ricordo della figura di Vittorio Bachelet partirei dalla sua morte tragica che all’improvviso lo ha reso famoso. Torniamo per un attimo con la memoria al 12 febbraio 1980, era tarda mattinata… sono le 11e 40 e il professor Bachelet esce dall’aula, per una curiosa coincidenza l’aula in cui ha tenuto la lezione è intitolata ad Aldo Moro, e si accinge ad attraversare i corridoi dopo aver finito il suo compito da docente. A breve distanza da lui c’è la sua giovane assistente, allora sconosciuta, Rosi Bindi. È questione di pochi istanti: davanti a lui si parano un ragazzo e una ragazza, otto colpi vengono sparati, Bachelet cade e non si muove più. Nel giro di pochi istanti l’università, facoltà di scienze politiche, diventa un caos. Corrono tutti, ci sono circa ventimila studenti che gravitano in questa facoltà; l’allora direttore degli studi giuridici della Sapienza Giuliano Amato diceva: “In realtà questa è una casba: c’è un via vai di studenti, di docenti e assistenti che rendono di fatto difficile ogni controllo”. Questa morte scuote completamente tutti e tra la gente che accorre molti studenti si chiedono…

 Ma chi era Vittorio Bachelet? 

Ecco! Chi era Vittorio Bachelet? Io ho ricercato su vari documenti la sua biografia e mai una biografia mi è sembrata così scarna, così lineare nelle sue tappe. Nato a Roma è l’ultimo di nove figli, è uno studente modello, frequenta il liceo a Roma, frequenta la Facoltà di giurisprudenza, si laurea con il massimo dei voti, inizia l’attività di ricercatore, partecipa, già da studente, agli organismi rappresentativi universitari quali la FUCI, che è la Federazione Universitari Cattolici. L’attività di ricercatore lo porta ad essere titolare di cattedra in varie università: Pavia, Trieste e poi Roma. Sembra il percorso di un docente brillante, intelligente, preparato, “qualsiasi”, con magari qualche qualità, qualche dote intellettuale di spicco. Questa sua attività di insegnante lo affascina, lo coinvolge profondamente: avrà sempre un rapporto molto speciale e diretto con i suoi studenti; dopo di che inizia la sua attività parallela a quella di docente che lo vede diventare, per segnalazione prima di papa Giovanni XXIII e poi di Paolo VI, il Presidente dell’Azione Cattolica, un ruolo che lui ricoprirà per molti anni dando un lustro formidabile a questa associazione, dandole soprattutto una modernizzazione strutturale in linea coi tempi e che resterà come traccia forte anche negli anni a venire. Il culmine della sua carriera lo vede alla Vicepresidenza del Consiglio Superiore della Magistratura. Il Consiglio Superiore della Magistratura è una delle più alte cariche dello Stato e non inganni il termine vicepresidente: di fatto la presidenza è del Presidente della Repubblica e quindi è il vice presidente che gestisce il Consiglio Superiore della Magistratura, è quello che ha un ruolo delicatissimo, è quello che salvaguarda la totale autonomia della Magistratura rispetto a qualsiasi forma di ingerenza, di interferenza e Bachelet svolge questo ruolo con la discrezione, la coerenza, la concretezza che unanimemente gli vengono riconosciute da tutti.

Nella vita privata, nel frattempo si è sposato, ha avuto due figli, Giovanni e Mariagrazia e, nonostante i ruoli importanti che svolge, ha mentalmente mantenuto le sue abitudini di discrezione, per esempio non ha mai voluto la scorta e questo a posteriori, è stato detto da molti, forse è stato un errore, dato il contesto in cui si svolgeva la sua attività. Viaggiava per Roma su una utilitaria scassata, era un uomo modesto, un uomo discreto, un uomo che ha sempre scelto l’essere più che l’apparire. La sua fede è grande, mai esibita, ma profondamente vissuta. Lui stesso dice: “A volte recito il rosario in treno”. Può far sorridere questo ma è indice di una profonda convinzione che lo ha formato, illuminato in tutta la sua esistenza. Però, torno a dire, una presenza che non ha mai vissuto alla ribalta o sotto i riflettori ma che è diventata di colpo una personalità per la sua tragica morte.

Ho con me alcuni titoli di giornali pubblicati all’indomani della morte; vorrei sottoporveli perché rappresentano un po’ le idee di come l’Italia di allora ha reagito di fronte a questo avvenimento così brutale, così crudele:

Il Tempo    Nella fede la forza delle sue certezze

La Stampa    Il sereno equilibrio di un cattolico impegnato

La Repubblica    Un cattolico alla Moro nemico di qualunque integralismo

L’Avvenire    Un esempio da seguire nella libertà e nella giustizia

L’Unità    Ucciso uno dei migliori. Forse per questo l’hanno ucciso

Paese Sera    Un uomo buono, pacifico, mite, umile di cuore, giusto.

Sono titoli del 14 febbraio

E nel corso dell’udienza che si svolgeva in quella mattinata anche Giovanni Paolo II ricordava la presenza e la statura sottolineando il vuoto lasciato dalla perdita di quest’uomo.

Ecco! E’ una velocissima fotografia, la fotografia di un uomo di cui ci si può chiedere oggi, a distanza di vent’anni, quale sia l’eredità, cosa abbia lasciato. E anche qui mi rifaccio ad un bell’articolo uscito quest’anno di Paolo Giuntella il quale ha voluto elencare le qualità che a suo avviso fanno di quest’uomo, non soltanto un testimone del suo tempo ma un modello di vita e di esistenza.

Paolo Giuntella questa primavera sottolineava i caratteri di questa personalità così:

L’uomo della democrazia: sempre eletto da comunità

L’uomo della rottura: perché ha profondamente inciso in tutte le istituzioni in cui è stato partecipe

L’uomo della tenerezza

L’uomo della liberazione e trasgressione: aveva colto profondamente bene il disagio di una società che vedeva un’unica forma di modello da seguire cioè il denaro

L’uomo della fraternità e della compassione

Ma soprattutto Giuntella sottolinea la sua discriminante, il valore assoluto che lo rende una persona che, a distanza di vent’anni, non solo è giusto, ma è doveroso ricordare: la gratuità, il fare qualcosa senza chiedere né cariche, né nomine, né soldi. Sembra così difficile nel nostro mondo di oggi che una persona spenda se stessa, spenda la propria energia, la propria intelligenza, la propria forza la propria umanità senza chiedere in cambio qualcosa. Ecco, non a caso Giuntella lo pone a fianco dei grandi santi laici del nostro tempo e, mi sembra giusto, in un periodo in cui si parla di numerose beatificazioni, non avanzare una proposta di beatificazione in questo senso ma, riflettere sulla parola santità. Quest’uomo non soltanto ha saputo essere in questo modo ma ha saputo trasmettere a coloro che gli stavano accanto lo stesso impegno, la stessa coerenza, la stessa forza e penso al figlio e a quella preghiera che ha pronunciato ai funerali che è un po’ tema di questo convegno, questa preghiera che ha sconcertato il mondo a cominciare dagli stessi brigatisti che, qualche anno dopo, hanno scritto al figlio che quella preghiera, che conteneva il perdono anche per loro, li aveva veramente e profondamente turbati. E allora vorrei concludere questa rapidissima carrellata dedicata a quest’uomo con le parole di un canto scout che lo hanno accompagnato nel giorno dei suoi funerali, perché il gruppo degli Scout di Roma ha voluto essere presente. E’ un canto molto celebre ma mai come in questo caso le parole si adattano alla persona: Quando busserò alla tua porta avrò fatto tanta strada, avrò piedi stanchi e nudi, avrò mani bianche pure…

 

 In occasione del centenario della nostra scuola (1914-2014) abbiamo pubblicato un numero speciale del giornalino “La scuola in tasca” interamente dedicato alla ricorrenza.

La scuola in tasca, maggio 2014

Riportiamo qui alcuni degli articoli pubblicati, al fine di documentare la storia della nostra scuola ed alcune significative curiosità…

Notizie sull’origine della nostra scuola

La storia dell’edificio

Cenni storici su Trobaso

Dai documenti dell’Archivio Scolastico: dati e curiosità

Il parco giochi

inizio novecento

Una delle prime scolaresche della nostra scuola

Notizie sull’origine della nostra scuola – dalla ricerca delle classi quinte (a.s. 2013/14)

Il punto di partenza, da cui trarre notizie sull’origine della scuola di Trobaso, lo possiamo trovare nella Mappa “Rabbini” del 1865. Sulla mappa, infatti, individuiamo al n. 367 l’edificio che sarebbe poi stato ristrutturato per prendere la funzione di scuola del paese e dei paesi limitrofi.

La storia della nostra scuola inizia “ufficialmente” nel maggio del 1863 quando, nel Municipio di Trobaso, sotto la presidenza del signor Zagara Martino, venne deliberata la necessità di acquistare una casa “per uso pubblico con funzione di scuola”. Furono necessarie numerose riunioni del Consiglio Comunale per decidere in merito alla individuazione del luogo più adatto. Diversi furono i motivi per cui non si riuscì ad arrivare ad una conclusione, da quelli economici a quelli igienico-sanitari, agli accordi sul luogo da scegliere.

Nel 1886 fu presa in esame la possibilità di usufruire del “Beneficio Scaglia”. Occorre, a questo punto spiegare cosa fosse il “Beneficio Scaglia”. Era un lascito testamentario del sacerdote Don Bernardino Scaglia (come documenta l’Archivio di Stato), il quale non avendo eredi lasciò un immobile (da sistemare e trasformare in due Cappellanie ecclesiastiche) alla Chiesa. Nel testamento si legge: “Che siano tenuti ed obbligati detti Cappellani e ciascuno di essi separatamente tenere scuola in questa terra di Trobaso….” Da quanto si legge appare chiaro il desiderio dello Scaglia di permettere al paese di Trobaso di usare questo suo bene per istruire i giovani. I lavori di riattamento del lascito Scaglia a scuole elementari e ad asilo furono terminati nel marzo 1889 su progetto del geometra Canna. La spesa prevista era di Lire 11.146,48. I lavori furono eseguiti dalla ditta Vidoli (che non terminò i lavori ed ebbe problemi a farsi pagare).

Poiché, come risulta dai documenti, per sopraggiunti motivi economici e igienico-sanitari quel luogo non risultava adatto, fu poi proposta una nuova costruzione in località Gabbiane, abbandonando il fabbricato di proprietà del Beneficio Scaglia. Anche la zona delle “Gabbiane” risultò insalubre e tale progetto venne abbandonato.

Per diversi anni si continuò, tra alti e bassi, tra una buona notizia ed una cattiva notizia, a cercare locali scolastici. Gli ultimi anni dell’800 e i primi del 900 servirono per individuare un luogo adatto, ma di quel periodo si hanno poche notizie.

Nella seduta del 8/4/1911 al Consiglio Municipale di Trobaso si parlava di una località destinata alla costruzione dell’edificio scolastico in Trobaso. Nelle sedute successive si acquisì il parere favorevole alla costruzione dell’edificio scolastico (11/4/11) in località agli Storti e venne accolta la proposta del sindaco Morandi Paolo per un’amichevole intesa coi privati “per la compera dei terreni, possibilmente non ricorrendo all’esproprio forzato”. Nella seduta del 29/7/11 venne stanziata la cifra di Lire 63.000 (prestito Cassa Deposito). Dal 12 luglio del 1911 fu esposto nella sala Municipale e in Trobaso il progetto per la costruzione dell’edificio scolastico “nella regione agli Storti”. La signora Bettin Caldani, intervistata, afferma che la zona era chiamata così perché lì c’era la casa Storti con l’omonima strada (l’attuale via Nicola). Inoltre, dalla lettura della Mappa Rabbini del 1865 relativa ai terreni e agli edifici della Borgata Trobaso, si scopre che al n 366 e n 367 vi era una costruzione, probabilmente della famiglia Storti, con un terreno attorno. Abbiamo messo a confronto quel punto con una mappa più attuale e abbiamo scoperto che tale proprietà coincide con l’attuale nostra scuola. Anche se non compare dalle carte in nostro possesso, possiamo ritenere che l’odierno edificio scolastico possa essere stato edificato su una preesistente costruzione.Il 31/8/11 il Sindaco Morandi rese noto l’elenco dei proprietari soggetti all’espropriazione dei terreni necessari. Circa un anno e mezzo dopo e cioè il 17/4/13 venne dato l’appalto per i lavori di costruzione dell’edificio scolastico alla ditta Perelli e Martinella. Presumibilmente si ritiene che i locali scolastici siano cambiati spesso in quegli anni.

Da questo momento in avanti, fino all’inaugurazione delle nuove scuole, le notizie sono state ricavate da un’altra fonte, il giornale “La Vedetta”.

cartolina inaugurazione scuola

cartolina edita in occasione dell’inaugurazione del 13 aprile 1914

Articolo tratto da “La Vedetta”, martedì 7 aprile 1914

L’inaugurazione del nostro edificio scolastico è stata fissata per il giorno 13 corrente mese. Essa verrà celebrata con grande solennità e con numeroso concorso di rappresentanze e autorità.

Articolo tratto da “La Vedetta”, Sabato 11 aprile 1914

Avvenimenti religiosi e civili…OMISSIS…S.E. Mons. Vescovo che qui inizierà la seconda visita Pastorale alla vasta diocesi…OMISSIS…compiute le funzioni ecclesiastiche, procederà solennemente alla Benedizione del nuovo Palazzo scolastico, sorto fra mille opposizioni per l’energica volontà di amministratori consci del proprio dovere e dei bisogni del popolo…OMISSIS… Nell’occasione verranno distribuite a tutti gli scolari delle artistiche Medaglie ricordo. Concerti musicali si terranno sulla pubblica piazza, di giorno e di sera.

Articolo tratto da “La Vedetta”, sabato 18 aprile 1914

canto sul retro cartolina inaugurazione

retro della cartolina

La solenne inaugurazione dell’Edificio Scolastico di Trobaso. Le nostre feste religiose e civili di domenica 12 e lunedì 13, non potevano sortire più eccellente riuscita. Era viva l’attesa del capo della Diocesi che sarebbe venuto non pure a compiere un dovere gradito per Lui e per noi, la sua Visita, e donare ai nostri frugolini un altro dei giorni più belli della loro vita, il dì della Santa Cresima, sebbene anche per benedire ed inaugurare fra il sorriso del cielo e la gioia di questo popolo l’edificio che in un paese è il secondo tempio o meglio, la seconda casa del popolo: “voglio dire l’edificio scolastico”. E tale fremito di vivissima attesa esplose in entusiastici applausi prolungati quando l’automobile della famiglia Baggini si fermò alle porte del paese, ove tutto il popolo e un mondo di forestieri s’era adunato, e scese l’Ecc. Pastore, nostro Mons. G. Gamba. L’accoglienza fu cordialissima e Mons. Vescovo appariva visibilmente commosso. Sotto la bella veranda che s’apre nella bella casa del cav. avv. Gola, per gentile concessione, fu improvvisata un’artistica cappella e qui il Vescovo rivestì i paludamenti pontificali, qui ricevette i complimenti ed i saluti del parroco, del Sindaco, della rappresentanza comunale intervenuta. Chi lo vide, l’ammirò cominciando da Mons. Vescovo, al degnissimo Sindaco di Intra e fino all’ultimo spettatore. Bella la massa di popolo colà
convenuta ad approvare la gioia della nostra festa e parteciparvi con cordialità. Decorosa la funzione della Benedizione impartita solennemente da S. E. e a tutta la mole dell’edificio e alle singole aule che accoglieranno i nostri fanciulli. Degno di lode il discorso del Rippa e della maestra Imbrico Scivini che rivelò doti non comuni, e specialmente un sentire civilmente squisito che strappava esclamazioni di encomio verso l’egregia oratrice ufficiale. Non dirò l’impressione di graditissima sorpresa provata da quanti videro la consegna della chiave fatta da una bambina a Mons. Vescovo  affinché Egli si degnasse aprire anche materialmente ed entrarvi primo, il grandioso edificio che dovrà, lo ricordino tutti, essere tempio, secondo la bella frase di N. Tommaseo, se non vorrà essere tana. Frase questa che in concettoso e paterno discorso svolse mirabilmente S.E. impartendo a tutti, genitori e figli, insegnanti, allievi, lezioni ad educare e crescere per la Patria e per la Religione quelli che un dì reggeranno le sorti del paese e della società. E come passar qui sotto silenzio il bellissimo inno inaugurale cantato dai nostri alunni sotto la direzione del maestro Ceretti e da lui appositamente musicato su parole del prof. Massara De Capitani? Suscitò un vero scroscio d’applausi che certamente si ripercossero giocondi sul cuore si dell’egregio maestro che dei piccoli artisti. Frammezzo a questo coro di meraviglie allietate da una gamma di luci e di suoni si svolse la festa dell’inaugurazione delle nostre scuole; festa che passerà fra le più care e indimenticabili gioie e memorie di un popolo che sentesi fervoso del più grande fra i bisogni di ogni società, l’educare cioè, con l’istruire, i propri figlioli.medaglia fronte E se la medaglia artistica, distribuita
siccome perenne ricordo del grande avvenimento dal Municipio nostro, potrà col tempo, non vorremmo pensare, andare smarrita e più non giungerà, dolce palpitante, ai futuri, Trobaso però vedrà egualmente perennata la lieta memoria del fatto da quella tradizione che delle scuole, dell’asilo, qui si fecero onore le bambine Tamboloni Pierina e Rigola Maria e il bambino Galazzi che debuttarono da provetti artisti sì che Mons. Vescovo ne rimase soddisfattissimo e pieno di ammirazione. Di poi, fra le note gaie della nostra musica, si procedette alla chiesa parrocchiale per l’apertura della S. Visita. Trobaso in questo ricevimento addimostrò col fatto la forza del suo sentimento religioso e civile che l’onora davvero. Sia dunque il nostro plauso e la nostra riconoscenza forti col desiderio che tutti abbiano a conservarne gradito ricordo. 

Saltando quanto riguarda le funzioni chiesastiche, procedute sempre con serietà e buon contegno di tutti, avvivate sempre dall’inspirate parole del Vescovo, mi piace spender una parola in commemorazione e lode dell’“Inaugurazione delle scuole nuove”: e qui, riassumendo il tutto in poco dirò che là, in quella cuna ricca di fiori e medaglia retroverzure, ove il nostro palazzo scolastico pompeggia, ci trovammo davanti a un vero splendore d’incanti. Magnifico l’edificio nel tutto e nelle parti, che onora tutti e l’ing. progettista, e l’impresa costruttrice, e gli operai che vi hanno impiegato intelletto d’amore e il paese che se ne vanta, e soprattutto l’Amministrazione Comunale che lo pose in programma e lo volle con tenacia lodevole di fronte ad opposizioni di ogni genere e specie valicherà l’onda dei tempi e porterà alla età più tarda la rimembranza delle opere belle e buone compiute qui nell’anno di grazia 1914 fra i sorrisi della primavera in fiore. Ed ora una parola di ringraziamento doveroso, riparatore, all’E.S dell’onore insigne fattoci presenziando, e più, benedicendo al grande edificio nostro dell’istruzione popolare, all’illustre sig. cav. uff. De Lorenzi Sindaco di Intra che si degnò esser con noi in quel dì memorando nella nostra storia, a quanti condivisero le nostre gioie in quell’ora solenne, ed all’egregia Amministrazione che ce le ha procurate per sola forza di volere. Mi permetto di chiudere con un voto: che le riforme savie e le migliorie proposte a correggere un sistema didattico irregolare, le scuole miste, abbiano ad avere effetto in un tempo non lontano per volontà di governo e di popolo; così l’istruzione divenga vera, soda, di efficacia educativa, avverando in tal modo felicemente la risoluzione di quel problema criminale che dà purtroppo una smentita terribile alla sentenza dei nostri vecchi secondo cui “aprire una scuola, era chiudere una prigione”.

Dal giornale “L’osservatore”Il 13/4/1914

Venne inaugurata la scuola elementare del paese di Trobaso, che comprendeva la scuola dell’infanzia.

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La storia dell’edificio – dalla ricerca delle classi quarte (a.s. 2013/14)

Il nuovo edificio scolastico inaugurato il 13 aprile 1914 portava il titolo di “Scuola Comunale” e sorgeva su due piani (piano terra e primo piano), ma lo stabile era dotato anche di un piccolo seminterrato. Intorno all’edificio vi era un grande prato che fungeva da cortile, delimitato da una semplice recinzione. Sul davanti della scuola vi era un po’ di ghiaia fine e in seguito, alla fine della prima guerra mondiale, vennero piantati alcuni alberi per ricordarne le vittime; ogni albero portava la targhetta con il nome di un soldato e i bambini provvedevano alla sistemazione dei fiori e alla lucidatura delle targhette quando si avvicinava il 4 novembre.

Piano terra

Nell’edificio al piano terra c’era un ingresso principale con delle scalinate dalla quale entravano gli insegnanti, sito sul davanti della scuola e un cancelletto laterale posto sulla curva da dove entravano gli alunni, prima in cortile e poi salendo una piccola scalinata nell’ingresso a sud che portava direttamente nel lungo corridoio del piano terra. Sulla destra si trovavano le scale che portavano nel seminterrato e le scale (le stesse di oggi) che portavano al primo piano. Lungo il corridoio si trovavano a destra quattro grandi aule, mentre a sinistra a metà corridoio c’era un altro ingresso che portava al cortile nord, tutto intorno vi era un prato di trifoglio e lungo il corridoio tante finestre. In fondo al corridoio si trovavano i servizi igienici, molto più piccoli di quelli attuali, e uno spazio destinato al custode che per molti anni è stato presente nell’edificio scolastico; la sua piccola abitazione si trovava nell’ultima aula, vicino ai servizi. Qualcuno ricorda che in fondo al corridoio si trovava una grande vasca ovale con una fontanella dall’acqua sempre gelida e che fuori nel cortile il custode coltivava un piccolo orto e teneva le galline.

Primo piano

Salendo le scale si arrivava al primo piano, sulla destra anche sopra vi era il lungo corridoio, quattro grandi aule e un’auletta più piccola sita sopra l’ingresso del piano terra, i servizi erano in fondo al corridoio e accanto c’era un piccolo spazio  destinato al custode (forse era un ripostiglio) .

Seminterrato

Nel seminterrato c’era ben poco: era utilizzato molto probabilmente come deposito, ripostiglio…

Vita all’interno dell’edificio

Nell’archivio della scuola in relazione ai primi anni si trova ben poco, appena un registro che segnala la presenza di una sola insegnante: la maestra Garzolari e di una classe mista, molto numerosa (56 alunni); ma conoscendo l’utenza e la necessità di avere una scuola per i bambini di Trobaso e delle frazioni vicine, potrebbe essere verosimile che ci fosse più di una classe e che all’epoca non siano stati conservati tutti i registri cartacei.

Alcuni ricordano che intorno al 1929 il piano terra ospitava i bambini della scuola materna, prima della costruzione dell’attuale scuola dell’infanzia.

Da alcune interviste fatte a persone anziane che frequentavano ai tempi la scuola si evince che, forse per un breve periodo, alcune aule fossero utilizzate dai soldati.

Dai documenti rinvenuti si evince che negli anni 1915-16 era presente sempre una classe prima, con la medesima insegnante; nel 1916-17 ancora una classe prima e una pluriclasse (2a e 3a); nel 1917-18 e nel 1918-19 una sola classe prima; nel 1919-20 appare una classe 2a; nel 1920-21 una classe terza; nel 1921-22 una classe quarta e nel 1922-23 una classe quinta. Il ciclo completo dalla prima alla quinta si riscontra verso gli anni 1929-30. I documenti portano la titolazione della “Direzione Didattica Trobaso”

Verso gli anni 1925-26, sui documenti si nota il timbro e l’intestazione della “Direzione Didattica di Intra”, per cui la sede di Direzione era a Intra e il Direttore si recava a Trobaso di tanto in tanto per farvi visita o per svolgere brevi riunioni.

Da fonti attendibili come registri, planimetrie, interviste ad insegnanti e alunni che lavoravano o frequentavano la scuola di Trobaso si è saputo che all’inizio vi erano delle classi miste fino agli anni 1943-44 circa; poi verso il 1946 ci furono delle sezioni solo maschili che occupavano le aule al pian terreno e classi femminili che risiedevano al primo piano.

Le prime aule

Nei primi anni di scuola nelle aule c’erano pochi arredi; una cattedra con pedana, banchi uniti due a due con foro per il calamaio che riempiva giorno per giorno il bidello, lavagna in legno e ardesia a righe e a quadretti girevole, qualche carta geografica fisica o politica e qualche armadio a muro. Per scaldarsi c’erano delle stufe a legna che facevano molto fumo e spesso obbligavano insegnanti e alunni a stare con le finestre aperte per far arieggiare l’aula. Per alimentare queste stufe a legna, ogni bambino doveva portare un ceppo al giorno a scuola.

Dopo gli anni 1945 circa si inizia a parlare di termosifoni alimentati da una caldaia che caricava il custode con cura, la quale era sistemata nel seminterrato dove oggi c’è l’archivio.

Nei corridoi al piano terra, verso gli anni 1950, ci si poteva fermare a mensa; il pasto costava 50 lire e consisteva in un piatto di minestra e un panino. In un’auletta del primo piano in questi anni veniva un’infermiera e tra le tante mansioni controllava che i bambini non avessero i pidocchi.

Dagli anni 1950 in poi, la scuola era così “popolata” di bambini che anche l’ingresso principale e l’auletta sopra ad esso vennero adibite a classi, magari collocando quelle meno numerose, erano aulette “di fortuna”, temporanee; ma in questi anni per l’occasione si eliminò la porta d’ingresso e si ricavò semplicemente una finestra.

Si sa che negli anni 1962-63 il numero degli alunni era salito a 248, tanto che il Comune dovette affittare un locale in un’abitazione privata, vicino alla piazza (per un costo di 264.000 lire annue). In questi anni, pertanto, vennero fatti dei piccoli lavoretti di manutenzione e non, ma risultava evidente che la scuola necessitava di un ampliamento.

L’ampliamento della scuola: l’ala nuova

L’Amministrazione Comunale già dal 1954 aveva fatto allestire un progetto di ampliamento dell’edificio, che trovò la sua approvazione definitiva intorno al 1962.

Tale ampliamento prevedeva: nel seminterrato il refettorio, la cucina, le docce e i servizi, un ripostiglio; al piano terra: due aule, un salone, una biblioteca, i servizi e un appartamentino per il custode; al primo piano: due aule, un salone, i servizi, una stanza da adibire ad ufficio, una per l’ambulatorio, una per la direzione e una per la segreteria.

Ultimati i lavori di ampliamento gli spazi vennero sfruttati al meglio; al pian terreno si ebbero due grandi aule (dove oggi c’è il refettorio), l’atrio esterno alle classi venne utilizzato come salone per svolgere varie attività (canti, teatro…); si allestì una piccola biblioteca e l’appartamentino del custode (proprio dove oggi c’è la bidelleria e l’aula d’informatica). Il posto dove viveva prima il custode, divenne un’aula per svolgere varie attività e successivamente venne occupata da una classe.

Si sa che il custode (il signor Arriga, il signor Giovanni Tamboloni, la signora Ada, i signori Anselmo e Teresa, questi i nomi ricordati da più persone), rimase nella scuola fino ai primi anni  ’90.

Dopo l’ampliamento dell’edificio al primo piano ritornò ad esserci la Direzione (1968) e gli uffici di segreteria (allora molto piccoli e con poco personale), oltre all’ambulatorio e ad un ripostiglio.

Nel seminterrato, invece, si allestirono i locali di cucina e refezione (nell’anti-palestra attuale). Qualcuno ricorda che per breve tempo si pranzò nei locali della palestra, ma in seguito tale spazio diventò un luogo polivalente, si facevano feste, il cinema, le riunioni ecc. La palestra fu sistemata e arredata come spazio per le attività motorie e sportive verso gli anni 1980.

Negli anni settanta a Trobaso c’erano ben tre sezioni per ogni classe e la scuola per qualche anno si trovò a gestire anche delle classi differenziali che ospitavano bambini problematici.

Dopo la costruzione della palestra, la mensa venne trasferita al pianterreno (al posto delle due classi, dove si trova attualmente). Negli anni ottanta e novanta, anche in relazione allo svolgimento delle attività integrative, nel seminterrato si adibirono le aulette per i lavori di pittura, per il materiale relativo alle attività motorie e per il laboratorio di creta.

Ultime modifiche e cambiamenti dell’edificio

Negli anni a seguire le modifiche non mancarono, non essendoci più il custode si divise l’ambiente in modo diverso e si ottenne la bidelleria e il laboratorio d’informatica, si trasferì la biblioteca vicino al refettorio, (prima vi era una piccola aula), si ampliarono i servizi, si riaprì la porta dell’ingresso principale e, in seguito alle nuove normative, si costruirono le uscite e le scale di emergenza (al primo piano vicino la segreteria e in mensa), si sistemò una pensilina sopra l’ingresso e si completarono i lavori costruendo la rampa per i disabili.

Nel 2012 abbiamo assistito ad un ulteriore cambiamento importante: la ristrutturazione delle Direzioni Didattiche e delle Presidenze delle scuole medie di Verbania ha portato alla soppressione della nostra Direzione Didattica di Trobaso (o Circolo Didattico Verbania 4a, come veniva chiamato ultimamente), presente nell’edificio dal 1968, per ben 44 anni circa. Così la Scuola Bachelet insieme ad altre scuole elementari e materne e alla scuola media ha dato vita ad un nuovo Istituto Comprensivo, quello di Verbania Trobaso, con sede e Presidenza presso i locali della scuola media “Ranzoni”. Così ancora una volta al primo piano notiamo dei cambiamenti, si ricava un’aula capiente laddove c’era la segreteria (grande), rimane l’ufficio del Dirigente per eventuali colloqui e le altre stanze vengono utilizzate come archivi, aule per il sostegno agli alunni in difficoltà, ripostigli per il materiale scolastico e un aula dove poter utilizzare il fotocopiatore. Nel corso degli anni tutto cambia, si modifica, si trasforma, si evolve… la scuola come edificio è cambiato, l’ambiente vicino anche; tanti insegnanti e dirigenti sono già in pensione… tanti alunni sono già grandi, magari laureati e con un lavoro, molti sposati con bimbi che frequentano a loro volta la Bachelet… In questi giorni tanti sono i preparativi per i festeggiamenti del Centenario della nostra scuola; è un evento importante, significativo, forse irripetibile per noi oggi che siamo presenti e lo sarà ancor di più per chi in questo edificio ha vissuto e lavorato per molti anni…            

BUON COMPLEANNO E BUON CENTENARIO SCUOLA PRIMARIA “BACHELET”

Il monumento ai Caduti

Il monumento ai caduti presente all’interno del cortile della nostra scuola, ricorda i caduti in guerra.

Tale monumento, ha origine antiche, fu eretto e inaugurato il 18 giugno 1922, in piazza Repubblica a Trobaso; in seguito venne spostato nel cortile della nostra scuola. Alla base del monumento vi è una serie di targhette che riportano i nomi dei soldati caduti nella 1a guerra mondiale; tali targhette, fino agli anni Settanta erano poste davanti agli alberi che circondavano il cortile. Sempre alla base del monumento, c’è una lapide in memoria dei caduti della 2a guerra mondiale. Quando si avvicinava la data del 4 novembre, i bambini lucidavano le targhette e sistemavano i fiori nei vasi, poi il giorno della ricorrenza cantavano l’Inno d’Italia di Mameli mentre le autorità ponevano ai piedi una corona d’alloro. Osservando la statua non possiamo non pensare a tutte le persone che hanno perso la vita negli anni delle due guerre mondiali, soldati e semplici civili (ovvero gente comune).

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Cenni storici su Trobaso – dalla ricerca delle classi quarte (a.s. 2013/14)

Trobaso è nominato per la prima volta in un’antica pergamena conservata a Intra, nell’archivio della basilica di san Vittore, risalente all’anno 1031.In essa si racconta di due fratelli Ribaldo e Landolfo, figli di Amellongo, abitanti nell’allora “Turbaxi” (Trobaso di oggi), che offrirono alla pieve di Intra (cioè alla chiesa parrocchiale più grande della zona) un appezzamento di terreno vicino alla chiesa di san Pietro (Basilica Sancti Petri), in rimedio delle loro anime e dei loro genitori.Dopo l’anno mille Trobaso assunse l’aspetto di un borgo medievale. Lo si nota ancora oggi osservando alcuni scorci del quartiere: le case con i portici e i cortili interni, la “scalascia” (oggi vicolo Gradinata, vicino allo slargo di via Repubblica, conosciuto come la piazza del paese), la “colonna della peste” eretta nel 1630 come testimonianza del terribile evento che colpì la popolazione. Del vecchio municipio nel centro di Trobaso oggi non resta più niente (abbattuto nel 1930). In piazza rimane anche il busto di Giuseppe De Notaris, collocato sopra la porta d’ingresso della casa, egli era il cittadino più rappresentativo di Trobaso.Col passare degli anni Trobaso si migliorò e si ingrandì e nei primi dell’ottocento (1800), come altri piccoli paesini, conobbe una prima fase di industrializzazione che diede più opportunità di lavoro alla popolazione (prima si svolgevano attività per lo più rurali). Nel novecento, dopo il periodo delle due grandi guerre mondiali anche a Trobaso iniziò ad esserci un certo benessere con il rifiorire dell’economia.Ritornando alla pergamena si apprende che Trobaso era sì dipendente da Intra (a livello religioso), ma godeva di uno status di notevole grado tra i luoghi del Verbano. Trobaso, infatti è stato capoluogo di una delle “decanie” in cui era diviso religiosamente ed amministrativamente il territorio verbanese.  La degagna era quella di san Pietro dal nome della chiesa che tutt’ora sul fianco nord conserva un tratto di muratura romanica con i caratteristici archetti.Per capire meglio, immaginiamo Trobaso come una cittadina importante che faceva da perno tra Intra, la città più grande e i paesini delle sue valli, tantissimi e tutti popolati, che si appoggiavano appunto a Trobaso.Trobaso ha conservato la propria indipendenza amministrativa fino al 1932, anno in cui, non senza proteste da parte dei trobasesi, il comune di Trobaso venne assorbito dall’allora comune di Intra; Possaccio anche se staccato da Trobaso risultava una sua frazione, mentre Unchio divenne comune indipendente dal 1929.

La vita di un tempo a Trobaso

Uno dei palazzi meglio conservati, dipinto di giallo, risalente ai primi del”900 è la casa Garroni, un tempo albergo Garroni. Si trova nella stradina che porta dalla piazza di Trobaso verso piazza Parri, sulla via De Notaris. Un albergo a Trobaso tra l’800 e il 900 significava un notevole passaggio di persone senz’altro per motivi commerciali; ricordiamo infatti la presenza di numerose fabbriche nelle zone fra Trobaso, Renco e Possaccio.

L’attuale piazza Parri era detta un tempo “piazza dei divertimenti” ed era un prato che ospitava le feste del paese, soprattutto quella di san Pietro, patrono del paese, con le giostre e i “ baracconi”.  (oggi , ancora nella stessa piazza, anche se asfaltata, si svolgono numerose feste…)

Nei primi decenni del novecento le donne giocavano a tombola negli androni o nei cortili o vicino alla colonna della peste, le vie di un tempo, infatti, erano tranquille e non circolavano auto.

Anche a Trobaso, come in altri posti, tra il 1920 e il 1940, c’erano numerose osterie, tra le quali ricordiamo: “Dido”, l’osteria “Sarete Contenti” (sic!), l’osteria “Gattinara”, “Gnocchi”, “La baciccina” (dotata di un grande camino), la “Trincherina”, “Guastoldi”, l’osteria “San Pietro”, l’osteria “Stella”, la “Cirenaica” (vicino a Santino, da non confondersi con la sala da ballo Cirenaica, che era al centro a Trobaso), il “caffè della Martina”, il “Pedrin”, oltre all’albergo Garroni. La presenza di tante osterie era legata sicuramente in quegli anni all’esistenza di una vita economica e sociale vivace e attiva che integrava ancora fabbriche ed economia di montagna. Tante erano, infatti, le persone che dopo il lavoro in fabbrica o dopo una giornata passata a lavorare nei boschi si ritrovavano nell’osteria. Trobaso, a quei tempi era ancora il “nodo” degli scambi commerciali tra le valli e Intra, ma era anche una importante zona operaia.

Proprio per questa caratterizzazione operaia, nacque nel 1887 la società operaia di mutuo soccorso (SOMS), ancora oggi esistente.  Tale società ha aumentato sempre più il numero degli iscritti e per loro tra le tante attività aveva istituito una scuola elementare serale, un’assistenza medica (sempre per i soci, di cui si ricorda sempre con gratitudine il lavoro svolto dal dott. Inglima). Inoltre, la società proponeva feste da ballo, il cui ricavato spesso andava all’asilo infantile e ad altre istituzioni della zona. Oggi noi abbiamo le scuole, gli ospedali, aiuti economici da alcune istituzioni e questo ci rende la vita meno difficile, ma, un tempo tutto, questo non c’era e l’aiuto che la “SOMS” dava al popolo era qualcosa di enorme, di bello, di prezioso, di gradito per tutti perchè ne avevano bisogno .

Nel poco tempo che si aveva o alla domenica (si parla dal 1900 in poi) una tradizione che si è mantenuta a lungo era il “ballo”, grazie al locale della Cirenaica. In una “relazione della parrocchia di san Pietro”, in seguito alla visita del vescovo monsignor Gamba si leggeva di come un tempo uomini e donne a Trobaso si dedicassero al ballo in modo sfrenato. A Intra parecchie “balere” (sale da ballo), erano state chiuse dalle autorità prefettizie per il troppo disordine e gli schiamazzi, ma a Trobaso la nota “Cirenaica” resisteva.

A dirla con le parole del vescovo “in questa Trobaso operaia le ballerine più zelanti non erano le paesane ma le forestiere” immigrate da Brescia, Piacenza e altri luoghi che lavoravano nei cotonifici. Un altro punto di forza dei trobasesi era il torrente san Bernardino, una presenza importantissima, adulti e ragazzi andavano a pescare i “trulitt e i bott” le donne si recavano a lavare i panni con la “briela”, poi, sempre nel fiume c’era da recuperare la legna delle “buzze”, utile per accendere il fuoco, mentre appena fuori dal letto del fiume, le mucche pascolavano beate in vaste zone verdi e di bosco (oggi rimane ben poco, perchè l’uomo nel tempo ha urbanizzato il paesaggio, costruendo case, strade, recinti…). Il fiume era soprattutto dei ragazzi che passavano intere giornate ad abbronzarsi, a fare il bagno e giocare. Il fiume era una palestra, una piscina, una scuola di vita e di natura impareggiabile. Dal ponte di Santino in giù vi erano dei punti di ritrovo dove si poteva giocare, nuotare, fare i tuffi ecc… e ogni zona aveva un nome diverso: “puzzun da santin, scaiun, misurin, pass di vacch, ecc.

Un’ultima curiosità riguarda l’ufficio postale. Nel 1853 a Trobaso venne aperta una “distribuzione comunale” che consisteva in un ufficio postale gestito dal comune a proprie spese. Dall’apertura ebbe in uso un annullo a doppio cerchio con le seguenti caratteristiche: in alto il nominativo della località; in basso la classe di appartenenza; la lettera “C”, cioè comunale e al centro su tre righe la data. Questo annullo fu usato fino al 4 marzo 1866. Successivamente, vi furono tanti cambiamenti sia per quel che riguarda la struttura che i vari annulli e bolli, gli ultimi prima di quelli stampati con l’inchiostro nero erano dei timbri fatti col colore violetto.

Oggi Trobaso appare come una delle tante frazioni di Verbania (o quartiere se si preferisce), ma la sua storia, la si vede dalle sue case e dalle sue vie, è quella di un importante centro con un’antica e marcata fisionomia e con una vissuta storia alle spalle.

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Dai documenti  dell’Archivio Scolastico: dati e curiosità – dalla ricerca delle classi quinte (a.s. 2013/14)documenti

Abbiamo dato il via alla nostra ricerca d’archivio con l’obiettivo di scoprire, sfogliando i registri scolastici, i dati relativi alla quantità di alunni frequentanti la scuola di Trobaso nelle varia annate.

Nella nostra ricerca abbiamo esaminato tutti i documenti dei primi 50 anni (dal 1914/15 al 1963/64); per i successivi 50 anni ci siamo limitati a fare una ricerca di 10 anni in dieci anni: 1973/74, 1983/84, 1093/94, 2003/04, 2013/14.

È da notare che, probabilmente, non tutti i documenti erano a nostra disposizione; ad esempio nei primi anni abbiamo trovato solo documenti riferiti alla classe della maestra Garzolani. È impensabile che nella scuola (di nuova costruzione, con 8 aule!) per alcuni anni ci fosse una sola classe; è altrettanto impensabile che la maestra Scivini, citata nell’articolo del giornale “La Vedetta” in relazione al suo intervento durante l’inaugurazione, non fosse un docente della scuola. Conseguentemente, a nostro avviso, alcuni registri si sono persi, oppure sono conservati in altri archivi.

Torniamo alla nostra ricerca: abbiamo scoperto che…

– alcune classi superavano i 50 alunni

– le classi separate per sesso si susseguivano ad altre miste

– i documenti venivano compilati con una calligrafia molto curata

– il nome della via che è cambiato più volte

– alcune maestre (ormai ne conosciamo il nome a memoria!) hanno trascorso tantissimi anni di lavoro nella nostra scuola

– la presenza di maestri (maschi) è rara

– le date di inizio e fine anno scolastico sono spesso cambiate

– ci sono state chiusure della scuola per i motivi più svariati

– in alcuni anni c’erano anche la classe sesta e settima

– in alcuni anni sono state attuate anche le scuole popolari per coloro che avevano superato l’età di obbligo scolastico

– le attività lavorative (condizioni) dei primi decenni del novecento erano decisamente diverse dalle attuali (c’erano moltissimi tessitori e filatori ed anche attività oggi quasi scomparse)

– i giudizi nel corso degli anni sono cambiati più volte: in un certo periodo prendere 1 voleva dire avere il massimo voto!

– nell’anno 1957/58 mancavano aule; in un primo momento le classi quinte si alternavano nella frequenza del mattino e del pomeriggio; successivamente una delle quinte si trasferì in un edificio sito in via san Martino; nello stesso edificio c’era un bar!

Infine dai registri, dalle programmazioni e dalle relazioni delle insegnanti sono emerse tantissime curiosità ed aneddoti.

Le curiosità che ci hanno maggiormente colpito

La classe più numerosa è una prima dell’anno scolastico 1931/32 formata fa 33 maschi e 31 femmine, per un totale di… 64 alunni con la maestra Elisabetta Garzolani. Proprio in quell’anno la scuola è stata chiusa dal 5 al 22 novembre per epidemia di morbillo.

A proposito di chiusure… l’anno successivo (1932/33) la scuola è stata chiusa dal 24 ottobre al 6 novembre per la commemorazione decennale del governo fascista.

Altre chiusure significative:

anno 33/34: chiusura dal 10 novembre all’11 dicembre per malattia infettiva (difterite)

anno 41/42: chiusura dal 6 febbraio al 1 marzo per mancanza combustibile

anno 42/43: chiusura della scuola dal 22 dicembre al 14 febbraio per guerra

Nell’anno 1918/19 La scuola è iniziata il 18 novembre ed è terminata il 30 luglio. Nel registro non c’era scritta la motivazione: possiamo pensare a cause legate alla prima guerra mondiale.

Nell’anno 1957/58 la scuola è iniziata il 5 novembre a causa della febbre asiatica.

Nell’unico registro del 1914/15 la via della scuola è denominata Lorenzo Cobianchi.

La firma della maestra Paola Imbrico Scivini compare per la prima volta in un registro del 1917/18 (in commissione esami).

Dal 1924 al 1927 compaiono i voti da 1 a 5: 1= lodevole, 2= buono, 3= sufficiente, 4= mediocre, 5= insufficiente.

Nei registri fino al 1924/25 si trova la dicitura Direzione di Trobaso, dal 1926 compare la dicitura Direzione di Intra.

Nei registri del 1927/28 la via prende il nome Vittorio Veneto.

Nei registri del 1939/40 la via prende il nome Paolo Baselli.

La firma della maestra Espa Piera compare per la prima volta in un registro del 1945/46 (in commissione esami).

I nomi dei maestri (maschi) sono veramente pochi. Il primo, Rescia Bruno, compare nel 1947/48.

Nel 1948/49 compaiono due sezioni complete.

Nel 1949/50 compare nei documenti la firma della Direttrice Magda Tensi.

I registri del 1951/52 non li abbiamo trovati: o sono in altro archivio o sono stati smarriti.

Nei registri del 1952/53 la via prende il nome Giuseppe Cuboni.

Nel 1954/55 c’è un registro del corso popolare B; In corsi popolari si tenevano in orario serale per coloro che avevano superato l’età di obbligo scolastico ed erano di tre tipi: A per analfabeti, B per semianalfabeti, C per aggiornamento.

Tra i registri del 1957/58 ne abbiamo trovato uno del corso popolare C ed uno riferito alla classe sesta. La classe terza continuerà ad esserci fino al 1962/63.

Dal 1959 al 1962 compaiono anche i registri della classe settima.

Dai registri del 1968/69 compare nuovamente la dicitura Direzione Didattica di Trobaso che resterà fino al settembre 2012. Si susseguiranno diversi direttori: Renato Ferri, Angelo Staiessi, Sergio Bagnara, Rosaria Natoli, fino all’attuale dirigente: Margherita Palladino.

Nell’anno 1973/74 abbiamo il massimo delle classi: tre per ciascuna classe con l’eccezione delle quarte (4 sezioni) per un totale di 16 classi con 282 alunni (17,6 alunni in media per ogni classe).

Curiosità riferite alle attività lavorative

Nei primi registri, esattamente fino al 1927/28, era riportata anche la professione dei padri. Abbiamo registrato anche questi dati che, tra l’altro, ci hanno riportato a pensare agli antichi mestiere di cui abbiamo trattato lo scorso anno scolastico. Abbiamo scoperto mestieri che ci erano sconosciuti, ad esempio il salsamentario (un macellaio o, più probabilmente, un salumiere), il carradore, il carrettiere, ecc. Abbiamo ovviamente trovato molti filatori e tessitori. Ecco l’elenco delle attività lavorative:

avvocato, benestante, bidello, calzolaio, capo squadra, capo stabilimento, cappellaio, carradore, carrettiere, conducente, cenciaiolo, contabile, contadino, cuoco, direttore stabilimento, elettricista, fabbro, facchino, falegname, farmacista, fattorino, filatore, filatore (assistente), filatore (direttore), fornaio, giornalaio, guardia forestale, impiegato, insegnante comunale, lattivendoli, lattoniere, macellaio, magazziniere, maniscalco, manufatturiere, meccanico, medico, messo comunale, mugnaio, muratore capomastro, muratore manovale, muratore, negoziante, operaio, orologiaio, oste, parrucchiere, portalettere, portinaio, possidente, salsamentario, sacrestano, sarto, scalpellino, scritturale, tessitore, verniciatore, vetturino.

Dai registri: aneddoti e curiosità presi dalle note e dalle programmazioni delle maestre

Alcune annotazioni dal registro di classe seconda dell’anno scolastico 1933/34

18/9/1933 Esami: si presentano gli alunni ……… e ……… che furono rimandati alla 2a sessione. Vengono sottoposti alle prove di lingua ed aritmetica, ma né l’uno né l’altra meritano la promozione e quindi dovranno ripetere la classe.

25/9 – Oggi hanno principio le lezioni. Risultano iscritti alunni 47 dei quali 30 maschi e 17 femmine. Ripetenti 13: maschi 11 – femmine 2

6/10 – viene sdoppiata la classe – 17 alunni e 5 alunne di 2a passano a formare la sezione B. rimangono iscritti m. 25 e 12 bambine.

27/10 – Vigilia dell’anniversario della Marcia su Roma. Con accese parole si intrattengono gli alunni su questo storico avvenimento e ogni insegnamento si basa sulla ricordanza di esso; viene assegnato agli alunni un compitino d’occasione e così pure una breve lezione. Gli alunni disegnano una bandierina e il Fascio Littorio.

3 gennaio 1934 – Ritorno  alla scuola dopo le vacanze di Natale e Capo d’Anno. Si nota alquanta irrequietezza e poca attenzione dovuta anche allo scarso riscaldamento dell’aula, la cui temperatura raggiunge appena i 10 gradi.

Gennaio – I soliti ripetenti indisciplinati non rendono nulla e sono ben sovente refrattari a castighi e incitamenti. È allontanata dalla classe  l’alunna ……… perché affetta da croste ed escoriazioni sul viso e nella persona. Non potrà riprendere le lezioni fino a guarigione completa.

Febbraio – Oggi si è fatta in classe la gara di lettura. Tra i maschi il migliore è stato ……… che ha meritato il “lodevole” 2 buoni. Scadenti i soliti ripetenti che ben difficilmente prestano attenzione e tengono il segno

Marzo – oggi è stato allontanato dalla classe ……… per atti di insubordinazione. Dovrà presentarsi a scuola accompagnato dal padre. L’alunno ……… dovrà pure presentarsi a scuola accompagnato, perché sempre mancante del necessario, disordinato nella persona, svogliato e inadempiente sempre ai suoi doveri scolastici.

27 aprile – Si intrattengono gli alunni sull’importanza della giornata antitubercolare e sull’obbligo di dare il nostro piccolo obolo a favore dell’assistenza ai tubercolosi per impedire il diffondersi del contagio e prevenire il diffondersi del male specialmente nei fanciulli e nei giovani. Si illustrano le opere buone del regime  e si fa propaganda attiva per la vendita delle saponette pro Tubercolosi.

5 maggio – Gli alunni ………, ……… e ……… vengono rimandati a casa perché si presentarono tardi alle lezioni. Dovranno presentarsi accompagnati.

Maggio – La disciplina della classe è spesse volte turbata dai ripetenti, quasi tutti vecchi di 11 e 12 anni che non amano lo studio, sono disordinati, svogliati e insofferenti alla disciplina scolastica. Marinano volentieri la scuola e sono di cattivo esempio agli alunni disciplinati e rispettosi. Tra i primi alcuni sono deficienti, uno è figlio di padre alcolizzato, un secondo non riceve dalla famiglia alcun principio di educazione, un terzo è orfano di madre, è tardivo e chiuso e invece di migliorare nello studio e nell’imparare a leggere e scrivere va peggiorando di giorno in giorno. La sua vita morale e intellettuale è pressocchè allo stato di un bambino di cinque anni.

Maggio – L’azione cattiva di due scolari che hanno rapito un nido di uccellini nel recinto delle scuole ha dato luogo oggi a una lezione sul rispetto dovuto agli uccelli ed ai nidi ed a parlare della società di protezione degli animali e degli scopi di questa società.

Maggio – Vengono portati gli alunni ad Intra, alla casa del Balilla, per subire la visita, onde essere ammessi, se del caso, a godere i benefici delle colonie marine, montane, solari, ecc ….

Maggio – domani 24 maggio si ricorda l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Con acconce parole si parla ai piccoli di questo intervento e si interessano a far palese episodi di padri, fratelli e conoscenti che alla guerra hanno partecipato.

30 maggio – saggio ginnastico. La scolaresca presenzia al saggio ginnastico che si svolge nel cortile scolastico e viene eseguito dagli alunni di 3a 4a e 5a classe vengono esercitati gli alunni in marce e contromarce.

Giugno – Festa pro dote scuola. Vendita di oggetti. Ricavo netto £ (non annotato). Destinazione. Acquisto stoffa per divise scolastiche.

Giugno – Visita del Sig. direttore. Consigli avuti: Adornare la classe con piantine ornamentali e strisce decorative. Richiedere maggiore espressione nella lettura e nella recitazione da parte dei maschi.

28 giugno – Chiusura dell’anno scolastico: distribuzione delle pagelle e raccomandazioni per le vacanze.

 

Anno scolastico 1933/34 – Classe seconda mista – Programmazione: “Coltura fascista”

Ottobre: Tesseramento. I doveri del Balilla e delle Piccole Italiane

Novembre: Onore ai caduti per la Causa Fascista. Onore ai caduti per la patria. Il Duce. Il Re.

Dicembre – gennaio: Il nostro Duce. La befana Fascista. L’assistenza invernale ecc.

Febbraio: Ultimi tesseramenti di Balilla e Piccole Italiane. Come i Balilla e la piccole Italiane possono amare ed onorare la Patria.

Marzo: Episodi della vita del Duce. Il Re e la regina d’Italia. Il Balilla piccoli soldati d’Italia. Balilla e Piccole Italiane che sanno distinguersi.

Aprile: La giornata della Doppia Croce. La campagna antitubercolare. Nidi di bimbi. La ginnastica e la salute. Il 21 aprile. Perché si festeggia.

Maggio: L’annuale dei Fasci. Il 24 maggio. Il saggio ginnastico. Provvidenze del Regime per i bambini gracili e malati.

Anno scolastico 1934/35 – Scuola mista Classe seconda Sezione A

 I primi giorni sono giorni di orientamento, di sistemazione generale. I primi passi sono i più indecisi, dopo ci muoveremo più speditamente e con maggior agilità.

Gli alunni frequentano con amore la scuola, si presentano puliti, sorridenti, puntuali.

Le bimbe mi aiutano volentieri ad abbellire ed a tenere pulita l’aula. Ogni bimba ha qualche piccolo incarico che le accresce il senso di responsabilità e di iniziativa. (Vi è la custode della bibliotechina, le distributrici dei quaderni, le vigilatrici della pulizia, ecc.)

Ottobre

Confronto il registro delle iscrizioni con quello degli obbligati. Con piacere osservo che tutti gli alunni obbligati si sono iscritti.

19 ottobre: Inaugurazione dell’anno scolastico, con corteo, omaggio di fiori ai Caduti per la patria, e celebrazione del Santo Sacrificio.

Lodato il buon contegno tenuto dalle scolaresche in chiesa.

Visita dell’Ufficiale sanitario per accertarsi delle condizioni sanitarie della scolaresca.

Avendo notato che alcuni alunni sono assenti per tosse canina, dà ordini di non accettarli in classe senza il certificato medico.

28 ottobre (anniversario della Marcia fascista su Roma): la data è commemorata in classe con esercizi scritti, lettere, conversazioni.

31 ottobre: giornata mondiale del risparmio. La cassa di Risparmio, con gesto generoso, distribuisce libretti da £ 20 per invitare i futuri padri e madri di famiglia ad ingrossare la somma.

Tra gli allievi è stata scelta, la migliore per condotta e profitto: ………

Novembre

3 nov. Visita al camposanto a ricordare un compagno di classe morto all’inizio dell’anno scolastico.

4 nov. Anniversario della Vittoria. Corteo, Messa alla cappella dei Caduti, e saluto al Monumento.

Cerimonia sempre commovente.

L’alunna ……, buona e brava scolara, viene allontanata dalla classe per essere ricoverata in un sanatorio. La famiglia versa in cattive condizioni finanziarie. La povera ammalata viene ricordata dalle compagne con doni, offerti spontaneamente.

8 nov. Mi viene presentato il certificato medico di …… dovrà stare assente per un periodo di 40 giorni perché affetta da difterite.

17 nov. Ha inizio la refezione scolastica.

Il tesseramento O.N.B. (Opera Nazionale Balilla) è al completo. Con grave sacrificio fu compiuto da alcune famiglie. Anche le pagelle furono da tutti gli alunni acquistate.

28 nov. Adunata di Insegnanti, al Capoluogo, tenuta dal R. Didattico. Trattò ampiamente delle recenti disposizioni sulla divisa del corpo Insegnante e delle innovazioni introdotte dal Ministro nei programmi scolastici dando le direttive per la pronta applicazione.

Dicembre

5 -12- ’34 L’eroico gesto di “Balilla” presenti alunni e parenti degli alunni: viene ricordato dal Presidente dell’O.N.B. di Intra.

Come chiusura della cerimonia vengono consegnate le Croci al merito, a due Piccole italiane.

Sempre qualche indolente, qualche pigro fra i miei scolari! Ò avvertito i genitori perché provvedano.

In seguito ad una gara, con premi, stabilita fra alunni ed alunne, sono riuscita a fare ritenere le tabelline di moltiplicazione sino al 5.

L’elemento femminile, in maggioranza su quello maschile, dà buoni risultati, in lettura, in comporre, in aritmetica.

Un po’ d’indisciplina, chiacchierio, irrequietezza sono il preludio alle vacanze natalizie. Grande è l’attesa e l’impazienza di ricevere i doni dai parenti! Lascio dare libero sfogo a tanta naturale letizia, senza però turbare il buon governo scolastico.

23 -12 Gli alunni beneficati dal Patronato Scolastico, al capoluogo, ricevono il pacco Natalizio.

Gennaio 1935

Lavoro serrato dopo le vacanze natalizie. È ora di richiamare la scolaresca ad una disciplina più rigorosa con un ben preparato materiale che interessi gli alunni ad un lavoro ordinato e organico.

Esercizi metodici di ripetizione orale, di diario, di riflessione e di rievocazione del lavoro fatto. Esercizi di ortografia che allenino la scolaresca a superare tutte le difficoltà ortografiche.

Qualche giornata di lavoro anche noioso che eserciti gli alunni allo sforzo volontario per un’attenzione faticosa.

È necessario ora controllare scrupolosamente il profitto degli alunni.

Da alcuni giorni più della metà della scolaresca è assente, perché colpita da influenza. Si sospende l’insegnamento dell’aritmetica e si rassodano le nozioni già impartite.

Il Comitato Comunale “Opera Balilla” fa avere alcuni metri di stoffa da confezionare calzoncini. Viene distribuita fra tre alunni poveri.

L’epidemia influenzale è scomparsa ed ora le alunne ritornano a scuola un po’ pallide. Ci si rimette al lavoro animate da buona volontà.

Febbraio

Le tesserine dell’Associazione “Dante Alighieri” sono prontamente acquistate dalle alunne.

Trovo necessario indire una gara di lettura per fare nascere l’amore alla lettura specialmente ai maschi i quali leggono stentatamente e senza espressione.

Dal Sig. Direttore vengono mandati dei francobolli chiudi-lettera da vender “Pro Refezione Scolastica”

Le alunne si incaricano della vendita. Nell’intervallo tra la lezione antimeridiana e quella pomeridiana, riescono a distribuire n.ro 46 francobolli. Rientrano in classe festanti, ed io le congratulo dei buoni affari fatti.

Un avvenimento atteso dalla scolaresca: la distribuzione delle pagelle.

Si notano sorrisi di compiacenza, si vede spuntare qualche lacrimuccia, si odono propositi e speranze.

Passeggiata igienico-istruttiva, sole splendido. Gioia grandissima degli alunni, giuochi, canti.

Osservazioni sulle varie manifestazioni naturali della campagna.

Marzo

Avverto le alunne che in classe non si accetteranno quelle che portano festicciole in contrasto con quella decenza che è doverosa in chi frequenta un istituto di educazione.

Parecchie alunni sono assenti perché colpite da morbillo. L’Ufficiale Sanitario dà ordini che sospendano le lezioni per 15 giorni.

Raccomando agli alunni, ora che gli uccelli nidificano, di abbandonare la pessima abitudine di andare in cerca di nidi, per distruggerli. Propongo di premiare i compagni che vigilano affinchè questa disposizione sia osservata.

24 marzo. Inaugurazione della “casa del Balilla”. Intervento di Autorità Politiche, di Avanguardisti, di Giovani Italiane, di Balilla e Piccole Italiane. Discorsi, corteo al Monumento dei caduti, dove a chiusura della cerimonia, viene deposta una corona d’alloro.

Si consegnano i soldi ricavati dalla vendita dei francobolli “Pro-refezione”. Tutti venduti, grazie all’attività spiegata dalle mie care alunne sempre pronte ad ogni chiamata della loro maestra.

Aprile

Le passeggiate, alle quali invita aprile, suggeriranno temi nuovi di conversazione e di lezioni, se ne trarranno anche esercizi scritti e illustrati di auto dettatura e di dettatura.

Il significato della festa della  Doppia Croce (n.d.r.:campagna antitubercolare) viene spiegato. Tutti gli alunni fanno acquisto del simbolico campanello e ascoltano con interesse la lezione sulla tubercolosi.

Si consegna all’insegnante Capo-gruppo la quota annuale “Pro croce rossa” e si fa propaganda per l’iscrizione a soci individuali.

Viene spiegato il valore storico, sociale, politico del “Natale di Roma” e della Festa del lavoro.

Si riassumono le notizie in un dettato che viene assegnato per lezione.

Visita dell’Ufficiale sanitario.

Tutti puliti, tutti sani!

Maggio

1-5-1935 ……… si trasferisce a Pallanza. Mi spiace! Era la migliore della classe.

2-5-1935 Pasqua dei fanciulli nella chiesa parrocchiale.

Quasi tutte le scolarette sono state ammesse per la prima volta alla Mensa Eucaristica.

In mattinata sono mancate dalla scuola, ma sono venute nel pomeriggio.

Per festeggiare il lieto avvenimento ho fatto portare in classe il grammofono. Ho potuto così notare quale potere esercita la musica sugli scolari.

4-5 gara  di aritmetica con premi. (matite, gomme, quaderni)

À dato buoni frutti. À scosso gli indolenti, à svegliato i pigri. Voglio promuoverne altee.

8- 5 Anche noi abbiamo rivolto il nostro pensiero ai soldati che sotto il cielo d’Africa tengono alto il nome della patria.

Si tiene una breve lezione sulla Libia, sull’Eritrea, sulla Somalia; si leggono le notizie odierne sull’Africa Orientale, sulla vita dei nostri soldati, dei nostri operai, in Abissinia.

Bimbi e bimbe continuano la gara gentile di ornare la classe di fiori e piante verdi.

…… è il moto perpetuo. In due anni non sono riuscita a frenare la sua vivacità. Scopro però in lei una grande generosità che mi rende più sopportabile il suo caratterino sempre folleggiante!!

24 maggio L’anniversario dell’entrata in guerra viene ricordato assistendo ad una trasmissione scolastica, ascoltando le vecchie ed eroiche canzoni che accompagnarono i Fanti alla Vittoria.

La celebrazione quest’anno assume maggior risalto per la missione di civiltà che l’Italia ha deliberato di compiere nell’africa Orientale.

Giugno

5 giugno Ispezione fatta dal Sig. prevosto agli alunni, per l’esame di Religione.

7 giugno Abbiamo avuto l’onore di avere la visita dell’Ill.mo Sig. Prefetto, di Novara. Si compiacque con la scolaresca della pulizia personale; si congedò facendo auguri all’insegnante e invitando le alunne a inneggiare al Re e al duce.

12 giugno Festa degli alberi, celebrata in località “Renco”. Agli alunni parlò in modo adatto il collega Cassio mettendo in rilievo il valore morale e spirituale degli alberi.

Dal 17 al 22 scrutini e lezioni esame

Promossi: n. 24

1 luglio Commiato dagli alunni preceduto dalla preghiera, dal Canto, dal Saluto alla Bandiera, da esortazioni materne per una vacanza bella e buona.

Gli alunni sciamano festosi.

 Alunni, programmi, famiglie e ambiente extrascolastico

Gennaio 1948, classe terza, alla ripresa delle lezioni– Durante le vacanze molti ne hanno approfittato per colmare le lacune che l’insegnamento ha potuto lasciare, altri invece han deposto i libri al primo giorno di vacanza per riprenderli al primo giorno di scuola. In ciò intravvedo con più certezza l’assenteismo di molte famiglie le quali si dimostrano agnostiche di fronte ai problemi educativi-culturali.

L’ambiente extra-scolastico non è proprio dei migliori.

Spesse volte l’azione della scuola viene menomata se non annullata dalla cattiva abitudine delle persone che non si preoccupano di tenere discorsi piuttosto riprovevoli dinanzi ai bambini.

A tutti indistintamente, come si presentano a scuola per informazioni o per motivi qualsiasi dipendenti, mi sforzo di far sentire , senza irritare la loro sensibilità, la necessità del buon esempio e soprattutto delle sane parole in modo che i bambini non abbiano a prendere dagli stessi parenti proprio quelle brutte abitudini che la scuola nella sua funzione tende a combattere…

Marzo 1948 – Con la primavera e forse in previsione delle vacanze, l’irrequietezza è aumentata. Poco male. È segno di buona salute ed espansione necessaria dell’animo.

Come educazione, eh!, non c’è proprio da rallegrarsene. Ho proprio la sensazione di costruire sulla sabbia. Non so se è colpa mia o dell’ambiente. Fatto sta che sono assai scontento e non provo quella soddisfazione che è premio del nostro lavoro. Dio mi perdoni se la colpa è mia.

Aprile 1948 –Oggi sono contento. Riprendiamo le lezioni dopo la breve pausa pasquale e i miei scolari, tranne due, si sono impegnati in uno studio profondo. Bene, perbacco. Ciò mi fa sperare in un avvenire migliore.

Novembre 1948, classe seconda – Mi preoccupa l’inerzia di un mio alunno … … che no riesco a scuotere . Cercai di stimolarlo con premi, lo sgridai, lo invitai a far bene per la gioia sua e dei suoi genitori. mi ascoltò , assentì, ma pochi minuti dopo l’inerzia tornò a padroneggiare il bimbo. So che dal lato fisico è ben curato e non so perciò capire la ragione di tale inerzia. Scrittura mal fatta, no composto, spesso assente. Si tratta di una disfunzione glandolare non tangibile oppure di un vero difetto morale?

All’opposto, ho … … il quale vorrebbe fare tutto a gran velocità. È irrequieto, birichino al cento per cento e poi mai posso coglierlo assente o distratto. Legge bene ed è sicuro nei calcoli. Ha una fantasia vivacissima ed è alimentata dalla visione dei films. Ho pregato la mamma sua di essere più prudente nel condurre il bimbo al cinema . me l’ha promesso. Speriamo!

Dicembre 1948 – Ogni sabato do ad ogni alunno il voto di condotta, di pulizia e di lezione. Desidero che gli alunni facciano firmare dai genitori i voti affinché anch’essi abbiano un controllo settimanale.

Due miei alunni non portarono le firme di controllo e li ho sospesi per un giorno dopo aver pazientato ben cinque giorni.

Febbraio 1949 – È una classe di 36 alunni vispi e birichini. Li esorto sempre a ad essere educati e rispettosi verso i compagni e ubbidienti ai superiori, ma questi non pensano altro che a chiacchierare e a muoversi nei propri banchi. Ciò ò dipeso dalla trascuratezza dei genitori.

Farò il possibile per poterli indurre a essere più buoni e a farli studiare con più passione.

Non posso svolgere il programma del mese di febbraio perché i ragazzi hanno imparato poco nel primo trimestre (n.d.r.. con altro insegnante) e specialmente le tabelline.

21-4-1948 – Dopo sette giorni di vacanza, ho trovato la maggior parte dei miei alunni un po’ cambiati, più miti e laboriosi. Ciò è dipeso dalla loro frequenza alla dottrina e dalla preparazione alla prima Comunione. Come erano cari quando hanno risposto di sapere il significato della comunione e la sua importanza. Che Dio vi benedica, ragazzi miei; alleggerite con i vostri sacrifici i peccati dei genitori!

Giugno 1948 – … il Signor Direttore, venuto per la visita annuale, ha trovato una scolaresca sufficientemente ordinata e disciplinata.

Il Signor Direttore ha notato che, mentre gli alunni si sono distinti nella lettura, ha trovato qualche lacuna negli elaborati.

Essi erano scritti male e poco ordinati con alcuni errori di ortografia.

Penso che quanto sopra è stato rilevato dai superiori non dipenda interamente dall’insegnante, poiché questo ha preso servizio in questa scuola il 14 gennaio dell’anno in corso. Ha trovato una scolaresca poco preparata e per poter arrivare ad ottenere quanto ha ottenuto ha dovuto intensamente lavorare.

 I giudizi

 Anno scolastico 1948 -49, classe prima

– Bravo, ma un po’ svogliato in aritmetica

– Svogliatissimo e mal curato

– Intelligente e sveglio

– Intelligente e volonteroso

– Vispo, ma bravo

– Svogliato e sudicio

– Intelligente, poteva fare di più

– Intelligente,ma tardivo

– Intelligente, ma svogliato

– Tardivo e incorreggibile

– Bravo, poteva fare di più

– Bravino, poteva fare di più

– Volonteroso e bravo

– Bravino, ma trascurato

– Cattivo e svogliato

– Svogliato, ma poteva fare molto

– Noioso e tardivo

– Calmo e intelligente

– Bravo e volonteroso

– Cattivo, ma volonteroso

– Sveglio e intelligente

– Bravo, un po’ tardivo

– Negato in tutto

La visita medica

4 marzo 1950, classe prima – Martedì scorso ci siamo recati tutti insieme all’ambulatorio antitubercolare per la visita, la radioscopia e la puntura. Tutti si sono comportati bene. Anche il dottore ha elogiato questi ometti che, anche se hanno tentato di piagnucolare alla vista dell’ago per l’endovena, hanno subito frenato le lacrime. ……… al ritorno mi ha confessato. “Quando mi facevano la puntura io mi sono “cagnato” le labbra e così non ho sentito male”. Poco organizzati però questi controlli sanitari per gli alunni distanti dalla sede centrale.

La passeggiata

Passeggiata scolastica. Tutte le classi maschili e femminili alle ore 9 di questa mattina sono partiti per la rituale passeggiata scolastica. Meta: il Monscenù. Il cielo è sereno, la temperatura mite. In testa sono i maschi della prima classe di cui si mette in dubbio la resistenza ed essi lo sanno e se ne offendono. Cercano di impegnarsi a fondo per non correre il rischio di deludere le mie speranze perché io ho assicurato tutto il grosso che anche i piccoli sanno farsi onore.

Tutto procede bene, si canta, si chiacchiera, e c’è tanta gioia in ognuno di noi e dei bambini che già per la strada pregustano il buon sapore delle loro provviste e la felicità del gioco in mezzo alla bella campagna in vista di uno stupendo panorama.

Siamo giunti, c’è anche la scolaresca di Miazzina. Assistiamo alla S.Messa celebrata dal parroco di Cambiasca. Ottimo completamento imprevisto.

La giornata poi trascorre sempre più lieta, in un baleno; è giunta l’ora del ritorno.

Incontri così all’aria aperta giovano al corpo e allo spirito.

Dai Programmi di insegnamento per la Scuola Popolare

“…  Si tenga presente che le scuole popolari devono proporsi di superare anzitutto l’analfabetismo strumentale, ma devono anche e soprattutto mirare a formare l’uomo di domani, consapevole dei suoi doveri e diritti di cittadino e lavoratore. …

… I programmi del 1° Corso (analfabeti) corrispondono “grosso modo2 a ciò che si richiede per gli alunni delle scuole elementari inferiori, quelli de 2° corso  (semi-analfabeti) al programma del corso elementare superiore; nel 3° Corso 8aggiornamento) si dovrà mirare a completare la materia del corso elementare superiore e ad orientare gli alunni verso forme di attività o di studio personali più confacenti alle loro attitudini

Dal registro dell’anno scolastico 1954/55 corso B

(alunni in età dai 12 ai 17 anni)

23/11/1954 – Conversazione. Correzione delle espressioni dialettali adoperate frequentemente da tutti gli alunni che si sforzano di parlare in italiano.

25/11/54 – Conversazione di carattere morale e civile. Il rispetto per le cose altrui. Tutti partecipano alle conversazioni e denotano in generale la quasi totale mancanza di ogni base morale, religiosa e civile. Parecchi bestemmiano per abitudine. Tutto ciò è molto scoraggiante.

29/11/54 – Nota. Il numero dei presenti aumenta ogni sera. All’uscita devo intervenire continuamente perché le baruffe si susseguono.

2/12754 – Nota. Lascio la massima libertà nella scelta degli esercizi per non dare l’impressione di imposizione che susciterebbe solo ribellione ed irrigidimento da parte di questi ragazzi abituati ad agire senza freno di sorta.

3/12/54 – Nota. Da alcuni giorni vi è un certo movimento fra i banchi e nell’aria. Con elastici quasi tutti gli alunni si tirano a vicenda chicchi di granoturco e palline di carta bagnata. Ho ritirato tutti gli elastici che mi è stato possibile, ma per far cessare questa forma di indisciplina, ho dovuto provvedere a far uscire un alunno dieci minuti prima dell’orario…

6/12754 – Breve, ma efficace visita della Signorina Direttrice in seguito al comportamento indisciplinato della scolaresca durante le lezioni di venerdì 3 c.m. … fatico moltissimo ad ottenere da tutti l’applicazione scritta di lingua. Infatti la difficoltà maggiore è da riscontrarsi nella poca dimestichezza con la lingua italiana.

7/12/54 – L’intervento di ieri della Signorina Direttrice sembra abbia giovato. Tutti hanno lavorato con impegno e disciplina.

10/12/54 – Durante la conversazione … e … hanno disturbato continuamente ed hanno determinato la decisione di allontanarli dalla scuola. Spero che la Signorina Direttrice permetta l’allontanamento definitivo di questi due ragazzi già richiamati per indisciplina.

11/1754 – Anche i più restii sembra incomincino a parlare in lingua italiana anche se lo sforzo è enorme. Le promesse sono buone. La disciplina fra i frequentanti è molto migliorata. I sospesi tornano ogni tanto a disturbare. Anche stasera approfittando della porta aperta momentaneamente dal Bidello, due dei soliti disturbatori, con un terzo ragazzo a me sconosciuto, sono entrati e subito figgiti alla vista del Bidello stesso. Ciò mi induce a segnalare i molestatori alle autorità scolastiche e civili.

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Il nostro parco giochi

Il parco giochi, pur essendo uno spazio pubblico indipendente dalla scuola, è il “nostro” parco, soprattutto perché è uno spazio facilmente raggiungibile ed alternativo all’asfalto dei nostri cortili, è il luogo dove possiamo correre senza la preoccupazione di sbucciarci le ginocchia come succede sull’asfalto, dove possiamo dar calci al pallone senza paura di rompere i vetri delle finestre, dove possiamo correre nel verde, dove possiamo studiare gli alberi, dove possiamo veder saltare gli scoiattoli da un ramo all’altro. Conseguentemente anche il parco giochi trova spazio nella storia della nostra scuola!

Vogliamo qui richiamare alcuni momenti significativi della storia del parco.

1) Fino ai primi anni ottanta era uno spazio di verde pubblico senza alcuna recinzione, cosa che ne rendeva problematico l’uso da parte delle scolaresche. Fu durante una riunione di catechisti e catechiste della parrocchia che nacque l’idea di recintarlo, il tutto grazie alla sollecitazione di uno dei sacerdoti della comunità parrocchiale (don Ezio Caretti)

Vennero presi accordi con l’Amministrazione Comunale alla quale si chiese la fornitura dei materiali per la realizzazione della recinzione: la mano d’opera sarebbe stata supportata da volontari legati alla parrocchia (catechisti) ed alla scuola (genitori)

Venne fatto lo scavo per le fondamenta del muretto di cinta (con piccone e pala), si costruì il muretto, si saldarono e si posarono metri e metri di recinzione. Per la cronaca: parte del cortile della scuola divenne un laboratorio da fabbro, lì infatti i volontari si trovavano, nelle ore serali o nei sabati, a tagliare e saldare barre di metallo. Nel giro di alcuni mesi (grazie all’opera di una decina di volontari) la recinzione venne realizzata: il parco poteva essere utilizzato senza alcuna problematica.

Gli alunni vincitori del concorso. In primo piano: i plastici relativi ai progetti

Gli alunni vincitori del concorso. In primo piano: i plastici relativi ai progetti

2) Nel 1996 la Coop bandì il concorso “Da bambino farò un parco, da grande farò un mondo migliore”: la Coop si impegnava a realizzare 100 parchi sul territorio italiano destinando 30 milioni di lire a ciascun parco. Due classi (formate dagli alunni nati nel 1988) presentarono un progetto ciascuna: il primo da realizzare nel parco antistante la scuola, il secondo da realizzare lungo la pista ciclabile del san Bernardino.

Articolo tratto da "Consumatori" (purtroppo in parte danneggiato)

Articolo tratto da “Consumatori” (purtroppo in parte danneggiato)

Il primo progetto fu uno dei 100 vincitori. Gli alunni vennero invitati a Torino (ottobre 97) per la proclamazione dei vincitori. Due anni dopo il parco venne realizzato con la posa delle strutture che gli alunni avevano inserito nel loro progetto: il gazebo con tavolo e panche, la montagnola, l’ancorino, il castello, la dama, il campo da pallavolo, i tunnel, la fontana. L’inaugurazione avvenne il primo aprile del 2000 (e non si trattava di un pesce d’aprile: era realtà). Al parco venne dato anche un nome: “L’isola che non c’è” 

3) Passarono gli anni, i giochi si degradarono, l’ancorino si ruppe e non venne riparato, il tunnel e la dama si sbriciolarono a seguito della caduta di uno degli altri cedri e non vennero sostituiti, i pali della pallavolo vennero divelti.

Nel 2011, grazie ad un progetto della classe quinta nell’ambito del CCR (Consiglio Comunale Ragazzi), venne posato un nuovo tavolo con panche sotto il gazebo. Il progetto, secondo le richieste dei ragazzi, prevedeva anche altri interventi che però non vennero realizzati.

4) Contemporaneamente si faceva sempre più vivo il problema dei parcheggi… ed il seguito è storia più recente: nell’estate del 2013 le ruspe rosicchiarono una fetta del parco per far spazio ad una serie di parcheggi. All’interno del parco vennero posate alcune piattaforme cementizia coperte da materiale plastico e vennero sistemati nuovi giochi. Per la verità, prima di quest’ultimo intervento, in un incontro di quartiere, fu presentato un progetto che prevedeva la realizzazione di “percorsi vita” in stile totalmente diverso da ciò che venne realizzato… non si conosce il motivo dei cambiamenti tra “il dire ed il fare”.

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